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-Cronache romane 1970/1976: il nuovo libro di Claudio Pescetelli sul rock italiano dei seventies

Giorni strani, giorni pop
-Cronache romane 1970/1976: il nuovo libro di Claudio Pescetelli sul rock italiano dei seventies

  • by Guido Bellachiona
  • 7 Months ago

Giorni strani, giorni pop
- Cronache romane 1970/1976

Claudio Pescetelli è un appassionato di cultura anni ‘60 e ’70, che ha pubblicato alcuni libri interessanti per ricostruire gli eventi musicali di quelle decadi così stimolanti. La sua ultima produzione, edita in modo indipendente con la sigla I libri del Mondo Capellone, s’intitola Giorni strani, giorni pop
- Cronache romane 1970/1976. Il suo viaggio approfondisce la storia musicale dietro eventi, artisti, club e festival ormai leggendari, che allora resero Roma la capitale del rock italiano, insieme a Milano. Racconta le “cose” più popolari (Villa Pamphili, Caracalla) e quelle dietro le quinte, grazie anche alla partecipazione attiva di alcuni personaggi di quel periodo. Alla fine c’è il nutrito elenco degli artisti e gruppi presenti con il numero di pagina. Pescetelli ama profondamente la musica di quel periodo come si dalle sue parole: “L’11 ottobre 1970 cala il sipario sul primo festival pop di Caracalla, nessuno si rende ancora conto dell’importanza rivestita da questa prima kermesse cittadina. L’attenzione suscitata nel numeroso pubblico accorso, nella stampa specializzata e nei mass media più in generale, è stata tale da ripagare gli sforzi fatti e iniettare ulteriore fiducia nell’ambiente. Però, anche da un bilancio, tutto sommato positivo, sono già venuti i primi nodi al pettine.

1) Necessità di organizzare eventi in modo più professionale, alzando il livello qualitativo delle proposte e riducendo i problemi tecnici che generano lunghe pause

2) Parallelamente, non rinunciare alla funzione di vetrina delle nuove tendenze, offrendo palco e opportunità a giovani complessi.

3) Offrire al pubblico la migliore accoglienza possibile.

4) Mantenere prezzi bassi o contenuti, facendo in modo che rimangano feste e occasioni d’incontro tra giovani, evitando che gli appuntamenti siano snaturati, sfruttati e fagocitati dal business e dagli sponsor.

Insomma, nemmeno nato si sta già chiudendo il periodo pionieristico, che cederà presto il passo a un altro, denso di attese e promesse. Senza sospettare che quest’ultime naufragheranno presto in un mare di problemi e laceranti contraddizioni, trascinando tutto a fondo e facendo rimpiangere questi giorni ingenui e spensierati. Il 1970 del resto è stato un anno tutto sommato interlocutorio, vissuto qui da noi sull’eco rimbalzante da lontano di quanto avvenuto nell’agosto dell’anno precedente a Woodstock. Quei giorni fangosi, che vengono glorificati come la consacrazione del sogno di pace, amore e musica dell’ipotetica Woodstock Nation, sono stati in realtà l’inizio del declino per il “movement” americano e la controcultura che lo sorregge. Nonostante ciò, l’industria è riuscita cinicamente a rimuoverne i lati oscuri e le contraddizioni, cristallizzando con sagacia quel che resta in un immaginario collettivo fatto di sorrisi forzati, fiori di plastica e colori. Il tutto sorretto da uno sfruttamento commerciale senza precedenti, che ha la sua adeguata cassa di risonanza anche nel nostro paese, soprattutto grazie alle proiezioni dell’omonima pellicola di culto. Anche i nostri cineclub, infatti, stanno iniziando a riservare parte delle programmazioni alle rassegne di filmati rock, le cui visioni attirano piccole, ma crescenti platee di giovani capelloni che si accontentano, per ora, di vedere i propri beniamini sullo schermo. E sarà proprio la trasposizione cinematografica ad accrescere il desiderio di partecipare e sentirsi protagonisti. I programmi radiofonici si specializzano e, pur in orari spesso impossibili, concedono al pubblico interessato la possibilità di ascoltare dischi introvabili, se non a prezzi alti, nei pochi negozi d’importazione, e di poterli registrare. Il verbo pop, cinque anni dopo quello beat, anche in Italia si sta lentamente propagando. E l’arrugginita industria nostrana se ne accorge, rimettendosi in moto”.

Info: capellon_2000@yahoo.it

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