2Days Prog + 1 Festival, Venerdi 7, 2018

  • by Claudio Lodi
  • 2 Months ago

Ebbene, siamo giunti alla decima edizione e, quindi, le attese per un festival celebrativo sono più che legittime. Aggiungiamo quest’anno il brivido dell’incognita meteo che va continuamente tenuto d’occhio nonostante le rassicurazioni che ogni anno “a Veruno non piove mai” da parte della bravissima presentatrice Octavia Brown, anche perché sappiamo (vedi il set dei Motorpsycho della scorsa edizione) che, se deve proprio piovere, lo farà.

Quindi, si parte con il meet and greet all’auditorium con gli Isproject che, per l’occasione si è “fusa” con una parte dei Cellar Noise, e dei Syndone che ci parlano nel nuovo disco, Mysoginia, presente in anteprima al Festival e regolarmente in commercio dal 15 settembre.

Il ruolo di apripista sul mainstage di quest’anno è affidato ai genovesi Panther & C (due ottimi album di prog sinfonico realizzati tra il 2015 e il 2017) seguiti dai ben più affermati RanesTrane, che ci presentano una bella selezione del loro ormai non esiguo repertorio, a tratti riconducibili a sonorità floydiane o marillionane, e sempre supportato dalle imagini del capolavoro di Kubrick 2001. Grande spettacolo, aiutato anche dalla faraonica messinscena innovativa di questa edizione. Un’odissea nella musica di classe, molto più del mero cine-concerto che poteva essere. Aiuta anche che i maxi schermi posti dietro al gruppo sembrassero tanti monoliti!

La prima volta in Italia degli Ange, dopo la comparsata nella scorsa edizione del leader storico Christian Dècamps, non delude gli spettatori con un set energico incentrato sul recente Heureux e una formazione che sprizza vitalità dalle prime note di L’Autre est Plus Prècieux Que le Temps. Formazione “post 1999” con il grande Tristan, suo figlio, alle tastiere e voce solista, a volte istrionico quanto il padre (cosa non facile!) specialmente durante un lunghissimo e molto psichedelico assolo di synth che è forse uno dei momenti più trascinanti dell’intera prima serata. Segue un tuffo nel passato con Ode à Emile e l’incantevole Ballade Pour Une Orgie, che lo stesso Decamps definisce come proveniente dal “medioevo” prima di tornare alla grinta di Vu D’Un Chien, la teatrale e epica Cap’taine Coeur Du Miel e gran chiusura con Ces Gens-Là insieme alla promessa di tornare in Italia. Meglio tardi che mai!

Il set psichedelico dei tedeschi Amon Dull II, uno dei primi nomi annunciati di questa edizione, sempre con la carismatica voce di Renate Knaup a farci sognare, chiude la prima serata in bellezza. Tanta musica leggendaria, proveniente da chissà quali spazi siderali, suonata alla perfezione e di più, davvero, non possiamo chiedere.

testo e foto: Antonio De Sarno

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