Soft Machine live @ Casa di Alex, Milano, 13-09-2018

  • by Claudio Lodi
  • 3 Months ago

Parte nel migliore dei modi una stagione alla Casa di Alex che promette scintille. Un nome storico come quello dei Soft Machine non ha bisogno di presentazioni e, nonostante lo abbiamo visto appena un paio di anni fa a Veruno (con il nome di Soft Machine Legacy), il quartetto ha deciso di riappropriarsi giustamente del ben più impegnativo Soft Machine tout court e pubblicare, a distanza di 37 anni dal precedente Land of Cockayne, un nuovo lavoro in studio sotto la mitica sigla. Non che il precedente Burden of Proof (registrato nello studio di Beppe Crovella) fosse un disco sostanzialmente diverso, ma lo spirito di questo progetto è stato quello di voler dimostrare quanto il gruppo fosse davvero in grado di mantenere le aspettative che il brand avrebbe inevitabilmente creato. In apertura stasera Il gruppo di Paolo Ricca che presenta il terzo album , Mumble che vede la partecipazione di John Etheridge che, vista l’occasione, si unisce al gruppo durante il suo set di tre quarti d’ora.
Quindi giunti in Italia per una delle prime tappe di una tournée che si annuncia lunghissima, quaranta date a quanto pare, abbiamo la partenza più che legittima di Hidden Details, il brano che ci ha fatto conoscere il nuovo parto in studio dei rinati, almeno nel nome, Soft Machine e subito dopo la “remake” Man Who Waved at Trains in onore di Mike Ratelidge.
Voyage Beyond Seven, invece ci fa intuire quanto il concerto, invece, e immaginiamo il resto del tour appena partito, non sarà semplicemente promozionale per l’album, ma una celebrazione della carriera del gruppo madre del jazz rock di matrice canterburiana, anche quando questo gruppo portava ancora il suffisso Legacy. Allora, non potevano mancare Song of Aeolus (da Softs, album in cui Etheridge entra in pianta stabile come chitarrista), Gesolrut (da Sixth) e l’ipnotica bellezza di Tales of Talesin (sempre da Softs), con l’immenso Theo Travis in apertura al piano elettrico. Una breve presentazione per il cavallo di battaglia che è Out Bloody Rageous e parte Face Lift con la graditissima presenza dell’italianissimo Alessandro Papotto che riesce ad amalgamarsi come quinto elemento senza problemi. Coda con The Last Day, sempre dal disco dei Soft Machine Legacy e poi Kings and Queens (da Fourth), Relegation of Pluto (dal disco in studio dei Soft Machine Legacy, Burden of Proof) e Sideburn, ovvero l’assolo del veterano John Marshall (ex Nucleus insieme a Roy Babbington, bassista senza tempo e dal groove inconfondibile), prima di chiudere il set con la entusiasmante Hazard Profile (da Bundles, il disco con Allan Holdsworth) e di congedarsi con una versione elettrizzante di One Glove dal nuovo disco il pubblico si unisce ai componenti della formazione leggendaria per autografi e scambi di ricordi. Un gruppo di “innocui e gioviali” ultra settantenni che riesce ancora a fare tremare le pareti!

Testo e Foto: Antonio De Sarno

  • facebook
  • googleplus
  • twitter
  • linkedin
  • linkedin
  • linkedin