A “Peppe” Caporale, amico della musica

  • by Guido Bellachioma
  • 5 Months ago

Testo: Guido Bellachioma

Peppe Caporale (Torino, 20 agosto 1941 – Roma, 3 febbraio 2020). Non meritavi un post di circostanza e frettoloso, almeno da parte mia, ma una “cosa” scritta col cuore, che non parlasse della tristezza della scomparsa, che c’è, ma della gioia nel ricordare i momenti di vita, almeno quelli trascorsi insieme.
Non ti ho mai chiamato Piergiuseppe, troppo lungo. Mentre tu hai sempre usato Bellachioma… forse Guido era troppo corto☺ La tua morte mi ha addolorato profondamente, nonostante la convulsa frenesia di una metropoli un po’ provinciale ci avesse fisicamente allontanati. Se mai dovessi scrivere un libro sulla mia vita tu avresti sicuramente un posto di rilievo; anche se non capiterà mai mi fa piacere pensarlo…
Il primo giornale in cui ho scritto aveva un nome piuttosto “diverso”: Lotta Continua. L’ultimo, per ora: Prog Italia. In mezzo tantissime testate in cui la musica era il cuore pulsante; alcune le ho condivise con TE, che ora ci hai lasciato con la consueta dignità.
Quando negli anni ’80 eri il motore di Ciao 2001 io tentavo di “sopravvivermi” in una rivista mensile per me quasi aliena: Tutti Frutti, per un periodo, personalmente infernale a livello redazionale, sdoppiatasi in settimanale. In realtà mi ha fatto divertire e, quasi controvoglia, mi ha permesso di applicare la passione musicale al giornalismo.
… però è stato “Peppe” a farmi capire che essere giornalista non significava solo “sapere” di musica, anche se quello è già un buon inizio. Nel 1986 avevo abbandonato Tutti Frutti, decidendo di smettere col giornalismo, perché, in fondo in fondo, avevo sempre pensato che fosse un mondo di m…., idea che un po’ mi è rimasta attaccata alla pelle!!!
Per qualche mese andai a lavorare in un negozio di dischi romano, che aveva un “botto” di rock in mezzo ai mix da discoteca, come già avevo fatto nel 1982 con uno dei centri Best Records di Claudio Casalini: Goody Music in via Francesco Carrara, traversa di via Flaminia.
Una mattina di settembre 1986 nella splendida Villa Miani si teneva la presentazione di BREAK EVERY RULE di Tina Turner, con annesso pranzo piuttosto corposo. Nonostante non lavorassi più in una rivista la Emi m’invitò comunque (quando la discografia aveva i soldi) e, dopo l’intervista di rito, che devo avere ancora su nastro da qualche parte, mi ritrovai a tavola vicino a un ragazzo che avevo conosciuto proprio a Goody Music, Pierandrea Righetti. Davanti a noi un “omone” occupava uno spazio importante dall’altra parte del tavolo. Alto, di corporatura imponente, gli occhiali incorniciavano uno sguardo vispo e sempre in movimento, fumava e scrutava gli altri intorno con aria quasi annoiata. In realtà non gli sfuggiva nulla. Pierandrea si gira, lo guarda e ci presenta dicendo: “Peppe questo è Guido Bellachioma”. E a me: “Lui è Peppe Caporale, quello di Ciao 2001, ora sta alle Edizioni Lancio, quelle dei Fotoromanzi, ma vuole realizzare un sacco di altre cose”. Ci tendiamo la mano e lui me la stringe, quasi stritolandomela vista la differenza di corporatura (allora pesavo non più di 60kg): “Ah, tu sei ‘quel’ Bellachioma. Beh, a Tutti Frutti sei stato bravo. Vuoi venire a lavorare con me?”. Io, che avevo appena deciso di abbandonare il giornalismo, gli dico di no e la ragione. Lui, come se non avesse ascoltato nulla e mi conoscesse da una vita, mi risponde, con un tono a metà strada tra il piemontese, che era di nascita, e il romano, ormai di adozione: “Ma non dire stronzate. Non hai neanche iniziato, altro che lasciare. Non hai ancora fatto un c…o! Domani vieni alla Lancio e cominci con gli altri”. Gli altri erano Mauro Eusebi e Aldo Bagli (entrambi ex Nuovo Sound e Ciao 2001), oltre a Pierandrea, che iniziava allora ma poi ha proseguito con bravura il cammino di DJ. Tra i collaboratori Marcello Villella, diventato mio buon amico, e il fotografo Sandro Carradori; citazione d’obbligo per il “pazzo” magazziniere Lancio, innamorato di musica ieri come oggi, Leonardo Borgese.
Una scuola dura quella di Peppe. Lui, cresciuto in collegio a Torino, non faceva sconti a nessuno, neanche a se stesso, però era una grande scuola. Ricordo quando gli portai il resoconto della mia prima intervista per la Lancio (Francesco De Gregori): me la fece riscrivere ripetutamente perché non andava mai bene. Un eufemismo dire che fossi infuriato: ogni volta prendeva i fogli in mano e sentenziava: “riscrivila”… e non c’era il computer ma si doveva davvero rimetterci mano da capo! Alla fine, quando già temevo la solita solfa e avevo i calli alle mani e le dita sporche di “bianchetto” (liquido opaco e dall’odore nauseabondo, serviva a coprire le cose che non andavano e scriverci sopra… ma lasciava un casino pazzesco sia sul foglio che sulla macchina da scrivere), sorride e pronuncia alcune parole: “perfetta. Sin dall’inizio andava bene, ma ora è perfetta”. L’avrei voluto uccidere… poi, dopo qualche secondo, ho iniziato a ridere e ci siamo fatti un caffè.
Peppe ha smussato, senza snaturarlo, il mio essere talebano e fedele alle idee per la realizzazione di una società diversa, che in una professione come la mia è facile lasciare per strada se non metti uno scafandro protettivo! Grazie a lui per i fotoromanzi Lancio (che inizialmente mi “terrorizzavano” per i nomi ☺ Charme, Letizia, Mina, Idilio, Sabrina, Noidue, Sogno, Darling, Jacques Douglas, Lucky Martin, Kolossal, Kiss, Marina) e per il mensile Fotomusic ho scritto e fotografato le “cose” più diverse. Ho intervistato Renato Zero, Claudio Baglioni, Vasco Rossi e Franco Battiamo come Steve Kilbey dei Church o Giulio Capiozzo degli Area, sono stato a Sanremo coi Duran Duran e gli A-Ha, ho scritto di viaggi, mostre orafe e persino di moda femminile (però con uno pseudonimo)!!!
Grazie a TE il 22 ottobre 1988 sono tornato al Sanremo “giusto”, quello del Club Tenco, ascoltando Joni Mitchell con Larry Klein al Teatro Ariston, che quella sera sembrava più umano e “buono”. Soprattutto abbiamo camminato di notte per i vicoli sanremesi parlando di “strane” cose, in compagnia di due tuoi amici, Franco e Francesco. Io, astemio in mezzo a voi grandi bevitori, non mi sentivo estraneo perché le vostre storie mi affascinavano, d’altronde ammiravo quei tuoi amici “diversi”: Bonvi (cavolo, il disegnatore di Sturmtruppen!) e Guccini! A me non sono mai mancate le parole, ma rimasi praticamente muto: non potevo sciupare tutto interrompendo quel flusso di emozioni… in definitiva con me stesso potevo parlarci tutti i giorni 🙂

Una notte magica che mi ha fatto capire come anche i giornalisti possano andare oltre la m…a intorno.
Ce ne sarebbero tante altre di storie da raccontare… ma quelle, scusate, le tengo per me…
Grazie Peppe e sempre “Buona musica”.
Ciao… Guido

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