Steve Hackett Live @ Mantova 17-07-2019

  • by Claudio Lodi
  • 1 Month ago

Cornice pressocchè perfetta quella di Mantova, nella storica Piazza Sordello, in una notte di mezz’estate, per fortuna non troppo afosa, per sentire dell’ottimo prog a conclusione di una rassegna che ha visto, in pochi giorni, nomi prestigiosi come Noel Gallagher e Ben Harper. Steve e il suo gruppo appena rinnovato (per l’arrivo di Craig Blundell (Steven Wilson/Frost*) alla batteria e il mitico Jonas Reingold (Flower Kings/Karmakanic) al basso. partono puntualissimi alle 21 con la grandissima Every Day.

Mi colpisce la perfezione delle armonie vocali in un pezzo che dal vivo aveva sempre sofferto sotto questo aspetto. In realtà l’aspetto vocale è davvero molto ben riuscito per tutta la durata del concerto e, sinceramente, non credo di aver mai sentito un’amalgama così nei suoi concerti. Davvero impressionante. Steve a questo punto annuncia quelli che sono i piani x questa serata, ovvero concentrarsi principalmente sul nuovo album e la riproposizione quasi integrale di Spectral Mornings, il suo terzo album (di esattamente 40 anni fa!) da solista e quello che, più di ogni altro,caratterizzò in maniera definitiva tutta la sua produzione successiva.  
Seguono, quindi, dal recentissimo at The Edge of Light, Under The Eye of the sun Fallen Walls and Pedestalls e Beasts in Our Times. La sequenza dimostra quanto questi brani, già affascinanti nella versione in studio, acquistino un’altra marcia dal vivo. Arriva quindi il seminale The virgin and The Gypsy con la piazza illuminata da mille luci proiettate sulle classiche strobosfere, Tiger moth e infine Spectral Mornings, all’inizio della quale Steve si scusa con il pubblico per non avere ancora imparato l’italiano ‘dopo così tanti anni’.

Una impeccabile Horizons e si riparte con la suggestiva The Red flower of Tachai blooms Everywhere (ma le suggestioni ‘etniche’ nella musica di Steve sono presenti in tanti altri momenti stasera) e la scatenata Clocks, con jonas Reingold che giganteggia (come sempre) con i bass pedal e poi con tutto il resto prima che sia Blundell e l’assolo di batteria a porre fine alla prima parte della serata.

Il secondo tempo, senza presentazioni e stacchi, è la riproduzione integrale di Selling England By The Pound, in rigorosa sequenza per la gioia dei presenti che hanno sicuramente apprezzato. La coda di moonlit Knight è significativamente diversa grazie a Rob Townsend che si diverte anche a creare tanti suoni dissonanti durante l’intro di I know What I Like al punto che sembra di ascoltare The waiting room, famigerato momento noisy di The Lamb Lies down on Broadway, per poi sfociare in una sezione free jazz dopo il secondo ritornello. tutta la lunga parte finale è di fatto jam con il gruppo che si diverte anche con una brusca accelerata, quasi southern rock a tratti, prima di sfociare in una stranissima coda psichedelica con tanto di sigla di Blue Peter (storico programma x bambini della televisione inglese) prima del ritornello finale, trionfale e molto acclamato, e Roger King che parte con una Firth of Fifth leggermente più lenta, in cui il solito Rob Townsend suona la (storica) parte di flauto traverso al sax, mentre il resto è canonico con quel tocco live che moltiplica il pathos e ci ricorda perchè quell’assolo, sì proprio quello, di chitarra elettrica, sia rimasto nel cuore di molti fan per così tanti decenni.  
More Fool Me spezza un po’, esattamente come faceva sull’album e The battle of Epping Forest, sicuramente il brano più difficile da eseguire dal vivo, riesce alla perfezione grazie alle straordinarie doti del mattatore Nad Sylvan (che l’indomani mi confesserà di avere ingoiato una mosca, ” ma molto piccola”, proprio durante quel brano!
After The Ordeal, brano, per il sottoscritto, minore di Selling, con il suo nuovo assolo finale al posto del fade out storico del disco, diventa molto più coinvolgente. impossibile dire qualcosa di nuovo a proposito di The Cinema Show, quindi tanto vale rinunciarci a priori. Inutile a questo punto puntualizzare che la resa live sia superlativa e che il gruppo non sbaglia una nota. Arriva la sorpresa di Deja Vu, presentata da Steve, come ‘una scena tagliata’ da selling ( e si capisce anche petchè, francamente ) e l’energico finale di Dance on a Volcano che sembra già evocare il bis consistente nel possente Medley di Myopia/Slogans e Los Endos, davvero il modo migliore di concludere uno dei migliori concerti di sempre del nostro inossidabile detentore della fiamma.

Testo e Foto: Antonio De Sarno

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