• Homepage
  • >
  • News
  • >
  • La “Locanda delle Lucciole” (remix tra il titolo e il nome del gruppo) dal 22 giugno in edicola per il Vol.71 Prog Rock Italiano della De Agostini – qualche nota dal fascicolo allegato al 33 giri

La “Locanda delle Lucciole” (remix tra il titolo e il nome del gruppo) dal 22 giugno in edicola per il Vol.71 Prog Rock Italiano della De Agostini – qualche nota dal fascicolo allegato al 33 giri

  • by Guido Bellachioma
  • 2 Months ago

Testo: Guido Bellachioma

Oggi, 22 giugno, è andato in edicola il Vol.71 della collana in vinile Prog Rock Italiano, che curo per la De Agostini. Il volume è dedicato a un album e a un gruppo che sono nel mio cuore, anche a livello umano, FORSE LE LUCCIOLE NON SI AMANO PIÙ della Locanda delle Fate (1977). Rimarrà nelle edicole per due settimane, poi sarà la volta di UNO (1974), esordio omonimo della band di Danilo Rustici, Elio D’Anna ed Enzo Vallicelli. Con il numero 80 la collana terminerà il progetto iniziale di 60 con una estensione di altri 20. Tante cose che mancano derivano dall’irreperibilità dei diritti o, a volte, alla mancanza di disponibilità di chi li possiede (come è lecito, ognuno fa quello che vuole). Un abbraccio a tutti… è stata una bella avventura…



Stralcio dal fascicolo allegato al vinile

Quasi fuori tempo massimo! La Locanda delle Fate pubblicForse le lucciole non si amano più, l’unico album del periodo storico, nel 1977, quando il vento progressivo aveva perso l’intensità, artistica e di penetrazione nel mercato. Luciano Boero, bassista della band piemontese, risponde a un po’ di domande per entrare nello spirito di quel gruppo ormai leggendario, che, dopo due riunioni (1999 e 2010), si scioglie definitivamente nel 2017 con un tour di addio, concluso il 9 dicembre al teatro Alfieri di Asti, da dove “molto” era cominciato nel 1977.

Un album “diverso” rispetto alla musica intorno

“Dal 1971 giravamo per le sale da ballo proponendo cover, per lo più rock, e ovviamente eravamo permeati da ciò che ci circondava. Come tutti i gruppi dell’epoca rimanemmo folgorati dal rock romantico d’oltremanica: King Crimson, Genesis, Gentle Giant in primis. Nel 1975 per noi ci fu una svolta anche a seguito dell’inserimento in formazione di Ezio Vevey, per creare la ‘nostra’ musica. Michele Conta e lo stesso Ezio portavano in cantina delle idee fantastiche, che non aspettavano altro di essere elaborate. Ci chiudemmo per un anno intero in cantina, provando due o tre sere alla settimana, spesso anche alla domenica pomeriggio, e venne fuori tutto l’album. Eravamo stati fortunati ad esserci incontrati, proprio noi e in quel momento. Eravamo un gruppo di amici, buoni/ottimi musicisti, scopertisi man mano autori, compositori e arrangiatori. Pur riconoscendo tutti ad Ezio una marcia in più circa la capacità di arrangiare, ogni brano, anche se presentato da un singolo, veniva affinato con la partecipazione di tutti, senza prevaricazione alcuna. Un gioco di squadra, insomma. Per analogia, una sorta di calcio totale, dove non conta l’individuo ma solo il risultato finale. Eravamo sinergici l’uno con l’altro; ciò faceva sì che il risultato fosse decisamente superiore alla somma dei singoli. Nessuno di noi, isolato dagli altri, avrebbe potuto, né mai potrà, raggiungere un risultato di pari valore. A fine lavoro, senza false modestie, eravamo ben consapevoli di aver fatto una cosa grande. Eravamo felici per noi stessi, non pensavamo al successo e tanto meno ai soldi.
Quando eseguivamo quei brani in cantina, tutto diventava magico e ci sembrava di fluttuare nell’aria pervasi da scariche di adrenalina”.

  • facebook
  • googleplus
  • twitter
  • linkedin
  • linkedin
  • linkedin