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Oggi la scomparsa di Tim Smith (anima dei Cardiacs) ci addolora profondamente… un grande artista e uomo ci ha lasciati. Questa è l’intervista che Prog Italia ha pubblicato nel 2016. Ciao Tim

  • by Guido Bellachioma
  • 22 Days ago

Articolo apparso su Prog Italia 10 (2016)

Video di The Leader of the Starry Skies dall’album On Land and in the Sea del 1989

Neanche le drammatiche conseguenze di un arresto cardiaco hanno fermato Tim Smith. L’ex frontman dei Cardiacs ha infatti da poco pubblicato il secondo album dei The Sea Nymphs, un suo vecchio side project, oltre vent’anni dopo averlo concepito. Questa è la sua prima intervista dopo sette anni di silenzio.

Testi: Rob Hughes

Giugno 2008: il frontman dei Cardiacs, Tim Smith, è appena stato a vedere i My Bloody Valentine alla Roundhouse di Londra. Qualche ora più tardi, mentre sta andando a un appuntamento da alcuni suoi amici, ha un grave arresto cardiaco, seguito da un secondo infarto poco dopo in ospedale; le tragiche conseguenze di tutto ciò sono la paralisi di parte del corpo e la perdita dell’uso della parola. Viene immediatamente ricoverato in un’unità di rianimazione neurologica nel Wiltshire, e la prognosi non è delle migliori.

Smith è stato il cantante, autore, produttore e genio creativo dei Cardiacs fin dal 1977, anno di fondazione della band, inizialmente nota come Cardiac Arrest. Il loro eclettico stile musicale – una delirante mistura di pop, punk, prog, psichedelia e molto altro – li ha resi un patrimonio della scena musicale britannica, un trionfo dell’assurdo che ha affascinato artisti come i Radiohead, Steven Wilson, Andy Partridge e i Knifeworld.

Nel 2010 è stato pubblicato un disco tributo a Tim Smith, LEADER OF THE STARRY SKIES: A TRIBUTE TO TIM SMITH, SONGBOOK 1, i cui proventi sono stati utilizzati per sovvenzionare le cure all’ex frontman. Le conseguenze della malattia hanno infatti tenuto Smith lontano dallo studio di registrazione per molto tempo, tanto da escludere un suo possibile ritorno sulle scene. Almeno, così è stato fino a poco tempo fa.

L’estate scorsa, infatti, è tornato in studio per portare a termine un progetto iniziato nel 1992: il secondo album dei Sea Nymphs, un side project di cui fanno parte, insieme a Smith, la sua compagna di allora, Sarah, e il tastierista William D. Drake. Il risultato è ON THE DRY LAND, un glorioso mix di stravagante psichedelia, folk-pop etereo e umorismo surreale. Un progetto sul quale è chiaramente impresso il marchio dei Cardiacs, anche se l’utilizzo del sax e dell’organo al posto della chitarra distorta rendono l’atmosfera del disco molto più distesa e intimistica del solito.

“È stata un’esperienza molto toccante”, dice Sarah Smith riguardo al ritorno in studio del suo ex marito. “È straordinario che Tim sia tornato in studio e che ci siamo ritrovati tutti insieme. Sotto certi aspetti, era come se non fosse cambiato nulla. Non può parlare, ma in realtà Tim non ha mai parlato tanto. Craig [Fortnam, dei Cardiacs] faceva da interprete e riuscivo a capire dalle espressioni sul volto di Tim se quello che facevamo andava bene o meno. Tim sa ancora perfettamente quello che vuole. È un perfezionista quasi maniacale; mi ci è voluto un intero giorno in studio per registrare appena qualche strofa di uno dei brani del disco, After. Ha ancora il pieno controllo delle sue facoltà mentali”.

Le origini dei The Sea Nymphs risalgono al 1984, quando i tre hanno messo da parte momentaneamente i Cardiacs per dedicarsi a un nuovo progetto: Mr And Mrs Smith And Mr Drake. Dopo una lunga pausa, si sono riuniti nel 1991 e hanno registrato un singolo, Appealing To Venus, cambiando il nome del gruppo in The Sea Nymphs. L’anno dopo è arrivato anche il debut album omonimo. I brani che compongono ON THE DRY LAND risalgono in gran parte allo stesso periodo, ma i tre non erano mai riusciti a portarli a termine: gli impegni con i Cardiacs finivano sempre per avere la priorità. Tuttavia, il gruppo ha recuperato tre di quei brani quando è stato ospite della celebre trasmissione radiofonica di John Peel nel 1998.

Tim Smith ci ha concesso l’onore della sua prima intervista dal giorno del malaugurato incidente, utilizzando per comunicare una speciale tastiera riadattata; l’ex frontman dei Cardiacs ci ha detto a proposito della sua ultima fatica in studio: “ON THE DRY LAND è sempre stato nei miei pensieri. Ma ci sarebbe in realtà molto altro materiale dei Sea Nymphs da completare e rifinire, sempre se riusciremo a ricordare in quale scatola – o chissà in quale altro posto – abbiamo ficcato tutti quei nastri”. Tim sottolinea anche che fondare i Sea Nymphs era un passo necessario in quel momento della sua carriera, perché sentiva il bisogno di un progetto che si differenziasse totalmente dai Cardiacs: “Se hai una canzone che ti gira per la testa e sai che se la facessi sentire agli altri membri del gruppo di certo non la apprezzerebbero, perché per loro non sarebbe abbastanza rock, allora forse è arrivato il momento di dire: ‘Ehi! Tutta questa roba pesante sta interferendo con il mio karma’, e semplicemente cambiare rotta e vedere chi ti seguirà. E così io, Sarah e William D Drake siamo diventati il trio del mare”.

Poi aggiunge: “Sono contento che mi abbiate fatto notare lo stile psichedelico che in effetti caratterizza il disco. Mi fa molto piacere, perché non abbiamo mai deciso a tavolino quale approccio avere nel comporre la nostra musica. L’album parla da sé. Eravamo proprio come ninfe del mare sulla terra ferma”.

Sarah ricorda le varie sessioni di registrazione nella pittoresca isola di Anglesey, nel Galles del Nord, e ammette che scegliere il nome giusto per la band era fondamentale: “Tutti noi ci sentivamo profondamente legati al mare”, ci spiega. “Era l’unico posto in cui tutti e tre ci sentivamo a casa”. Il padre di Tim aveva una barca quando lui era piccolo. E anche il padre di William ne aveva una, infatti ha vissuto per un periodo in Irlanda proprio sulla costa. I miei nonni poi erano pescatori e da bambina andavo sempre con loro al molo a North Shields”.

“La musica e il mare hanno una natura comune – fare musica e navigare sono tutte e due una battaglia continua, ma al tempo stesso un’esperienza incredibilmente bella e imprevedibile. Sono entrambi un grande mistero. Penso che in fondo si possa dire lo stesso della vita, o no?”.

William D Drake ricorda quelle particolari sessioni di registrazione con grande affetto. “Siamo andati a Rhosneigr ad Anglesey e abbiamo registrato per tre settimane”, dice. “Ci alzavamo tardissimo, Sarah cucinava per tutti noi, con quello che trovava sull’isola: uova di gabbiano o patate, che lì crescevano spontaneamente. Io e Tim eravamo davvero inseparabili: scrivevamo le varie sezioni e poi le mettevamo insieme. Non ci fermavamo finché non arrivava la sera, che trascorrevamo facendo lunghe passeggiate sull’isola. La notte ascoltavamo quello che avevamo registrato durante il giorno, fumavamo qualche spinello e andavamo avanti fino alle tre o alle quattro del mattino; avremo bevuto chissà quante birre prima di andare a dormire, pronti per ricominciare il giorno dopo”.

“Non ci annoiavamo mai perché stavamo vivendo qualcosa di magico. E c’è ancora tanto materiale proveniente da quelle sessioni ad Anglesey – ci si potrebbe ricavare almeno un altro album – dovremmo solo aggiungere le parti cantate. E questo probabilmente è il momento migliore per tornare su quei nastri, abbiamo il giusto entusiasmo. Su ON THE DRY LAND ho suonato il mitico “television organ”, che per me era diventato davvero una mania in quel periodo; d’altronde non potevamo campionarne il suono all’epoca”.

Il melodico vibrare di questo strumento, infatti, è uno dei leit motif più caratteristici dell’album. “Diciamo che è nato da un errore di Bill”, dice Tim, citando un celebre aneddoto secondo cui il television organ sarebbe nato dal tentativo di Drake di aggiustare un televisore difettoso. “È davvero assurdo tra l’altro, visto che non è in grado nemmeno di collegare un dannato cavo”.

Oltre al sax e al clarinetto di Sarah, a rendere assolutamente peculiare il suono dell’album hanno contribuito anche vari oggetti trovati sull’isola. “Vi racconterò la cosa più assurda di tutte”, dice Smith. “Una sera avevamo deciso di andare in riva al mare per fare dei castelli di sabbia. Ma a un certo punto si è fatto buio, così abbiamo preso una carriola per riempirla di sabbia bagnata da portare in casa. Abbiamo fatto avanti e indietro parecchie volte”.

I tre hanno finito per costruire, al centro di un tappeto, un castello di sabbia alto quasi due metri, decorato con conchiglie, utensili da cucina e pezzi di mobili trovati in giro, e hanno iniziato a ballare, spingendosi l’un l’altro e cadendo sul castello. Il risultato è stato uno dei loro brani più eccentrici ed enigmatici, The Black Blooded Clam.

Quel senso di totale e vertiginoso abbandono e quella creatività giocosa e spontanea hanno contribuito in modo decisivo a conferire a ON THE DRY LAND la sua atmosfera peculiare. “Devi fare musica con il cuore, divertirti, e semplicemente provare a vedere cosa succede”, spiega Drake, che ha lasciato i Cardiacs nel 1991 per dedicarsi ad altri progetti. “Non abbiamo mai stabilito prima cosa fare. L’unica vera motivazione era l’amore per la nostra musica. Ed è sempre stato così. Mi chiamano ex Cardiac, ma in realtà non si può smettere di essere un membro di quel gruppo. Sono stato un Cardiac una volta e lo sarò per sempre. Ci unisce l’amore e un forte legame. E così sarà per sempre”.

Si tratta di un sentimento condiviso anche da Sarah, che, dai tempi di ON THE DRY LAND, ha rinunciato a essere un membro a tempo pieno dei Cardiacs, preferendo apparire sui loro album come una semplice ospite. “Il fatto è che mi ritrovavo a fare musica con i miei migliori amici, a ridere a volte fino alle lacrime”, dice. “Non c’erano barriere tra noi. Penso sia per questo motivo che sento di non aver fatto nulla di significativo dal punto di vista musicale da allora. Lavoravamo duramente ma nel frattempo ci divertivamo. Ho provato a suonare in altre band dopo, ma non è mai stata la stessa cosa”.

“La vita è anche sentirsi a proprio agio con le altre persone. Sarò eternamente grata [a Tim] per quello che abbiamo vissuto insieme, ma sotto certi aspetti è stata anche una condanna. Non posso fare musica con altri, perché con loro era una cosa straordinaria, magica. I Sea Nymphs non volevano essere simili ai Cardiacs. Erano piuttosto il lato tranquillo, rilassato dei Cardiacs. Potevamo suonare tutto quello che volevamo, e registrare quanto volevamo; ci sentivamo liberi perché non avremmo mai suonato quella musica dal vivo. The Sea Nymphs è il progetto che amo di più in assoluto, quindi l’uscita di quest’album per me rappresenta qualcosa di davvero speciale”.

Ci sembrava giusto che l’ultima parola spettasse a Tim, che sintetizza così le sessioni di registrazione del disco su quell’isola sperduta del Galles: “In piedi al mattino, poi a dormire e, in mezzo, tanta, tanta musica. Questo è stato il nostro pane quotidiano”.

Nel frattempo, non ha ancora abbandonato l’idea di tornare a guidare i Cardiacs in futuro, nonostante i suoi drammatici trascorsi. “I Cardiacs saranno sempre qui”, dice. “Quanto a me, sto ancora combattendo contro quei demoni che fanno di tutto per fermarmi. Ma saranno loro a perdere”.

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