Veruno, 2Days Prog + 1 Festival , 3 settembre 2022

Testo e foto: Antonio De Sarno

Parte la seconda giornata di 2days prog+1 e il tempo è ancora più incerto di ieri.

Per fortuna ci pensano i gallesi Godsticks ad animarci un po’, poi i franco-turchi Asia Minor, che hanno pubblicato il tanto atteso terzo album per l’italiana AMS proprio grazie al loro unico concerto alla “gloriosa” Casa di Alex a Milano.

Un set di gran classe come potevamo aspettarci, di puro rock romantico, personale quanto basta per essere memorabile, anche se la band è forse più adatta allo spazio di un club che a un grande festival, ma va bene così.

Agli antipodi stilisticamente dai Godsticks, che sfoderano una forte dose di aggressività per chi apprezza il prog-metal più riflessivo.

I Magenta di Rob Reed non hanno mai brillato per originalità e la loro fusione di Yes/Genesis ecc è quanto di più prevedibile abbia prodotto il prog inglese in questo nuovo millennio.

Però dal vivo hanno una marcia in più, perché tutti sono bravi, soprattutto la cantante, Christina Booth, che fornisce ottima prova delle sue capacità vocali e interpretative, insieme al chitarrista Chris Fry, che proprio non riesce a non lanciarsi in assoli a bordo palco.

Il pubblico, diventato ormai piuttosto rumoroso, apprezza e il set (che comprende Glitterball, Peechless, I’m Alive, Gluttony e Bela dall’ultimo album) si chiude con il bis di The Lizard King, pezzo che vede il pubblico coinvolto a ballare.

Inevitabilmente, a questo punto, arriva la tanta temuta pioggia direttamente dal Galles! Sì, ma giusto due gocce.

I Gong del nuovo corso, per ammissione dello stesso Kavus Torabi, evitano il confronto con il passato ed eseguono praticamente solo materiale recente, a partire dalla chilometrica Forever Recurring, If I’m and Ever You, My Sawtooth Wake (da THE UNIVERSE ALSO COLLAPSES del 2019), Rojoice e Kapital (da REJOICE! I’M DEAD! del 2015).

Anzi, ci presentano qualcosa che confluirà sul prossimo disco in studio (partendo da un brano che dovrebbe essere intilato Tiny Galaxies) che già al primo ascolto ha suscitato qualche emozione, ricordando vagamente i primissimi Pink Floyd.

Un’autentica dichiarazione d’intenti per un gruppo che non vuole sentire la pressione del repertorio storico così impegnativo, quando ha tutte le possibilità per esprimersi perfettamente nello stesso contesto sonoro.

Più che di una evoluzione si potrebbe parlare di una reincarnazione del gruppo più underground e psichedelico di sempre, così il concerto diventa in più occasioni un rito sciamanico.

Ad un certo punto Kavus si rivolge al pubblico in italiano per affermare quello che ormai tutti i presenti avevano capito perfettamente: “la musica è magia!”.