Veruno, 2Days Prog+1, 2 settembre 2022

Testo e foto: Antonio De Sarno

Come nel 2021 il festival si tiene al campo sportivo di Revislate, sempre nel comune di Veruno

L’ingrato compito di aprire 2Days Prog+1 e 2022 spetta ai polacchi Retrospective, a metà tra sonorità moderne e una buona matrice floydiana. Il pubblico arriva lentamente, come succede sempre al venerdì, soprattutto quando c’è il rischio di temporali, e non si scalda. 

Si alza subito il tiro con The Fierce and The Dead, gruppo eclettico capitanato da quell’orsacchiotto umano di nome Matt Stevens. È alla sua prima esibizione italiana nonostante i tanti anni di attività. Assoluta padronanza del palco, energia contagiosa e un crossover universale, che parte dai King Crimson per arrivare a momenti quasi ballabili. Tutto è all’insegna dell’allegria, dovuta anche al fatto di stare su un palcoscenico dopo tanto tempo. Ricordiamoci che questa è, in parte, il programma del 2020, quando il festival saltò per circostanze a noi tutti note. L’edizione odierna, poi, ha la particolarità di ospitare esclusivamente formazioni straniere dopo l’edizione completamente italiana del 2021.

A questo punto arriva un po’ di storia sul palco con gli Atomic Rooster, seguiti dagli Hawkwind. Penso sia superfluo sottolineare l’importanza del repertorio e la stupefacente longevità di entrambi i gruppi. Le setlist sono di quanto meglio si potrebbe auspicare; da Devil’s Answer alla fantastica Fire del Crazy World of Arthur Brown (firmata anche da Vincent Crane, scomparso tastierista e leader degli Atomic Rooster), Death Walks Behind You e altri classici. In forma smagliante sia Pete French alla voce che lo strarodato Steve Bolton alla chitarra elettrica, che nel backstage si fa anche bonariamente prendere in giro per la sua militanza nel gruppo di Paul Young negli anni 80. Un autentico fuoriclasse. Niente male il giovanissimo Adrian Gautrey che copre il ruolo di organista, compito assolutamente non facile, ma sicuramente Crane avrebbe apprezzato il rigore e il trasporto dell’esecuzione, esattamente come il pubblico presente. 

Il gruppo di Dave Brock ruba la scena, naturalmente, con il suo space rock stravagante e lisergico e una sequenza di brani memorabili (Paradox, Better Believe It e la chiusura inevitabile di Silver Machine) e ci trasporta avanti e indietro nel tempo, anche grazie al migliore lightshow che a memoria mi sembra di aver visto a Veruno. In mezzo a tanta musica scopriamo anche che i Big Big Train saranno presente alla prossima edizione e non possiamo che esserne felici.