Veruno, 2Days Prog + 1 Festival , 4 settembre 2022

Testo e foto: Antonio De Sarno

Aprono l’ultimo giorno (afoso) del 2Days Prog+1 2022 i tedeschi Seven Steps To The Green Door, formazione di gran classe e ispirate intuizioni melodiche e armoniche, spesso imprevedibili, ma tecnicamente impeccabili. 

Una bella selezione dai loro album: PORN, HEAR MY VOICE, DIVIDING WATER… eclettiche nel “saltare” da un genere all’altro, creando un muro sonoro da stimolare l’invidia di gruppi decisamente più famosi. 

Bravi è riduttivo.

La voce cavernosa (come si fa a non pensare a Leonard Cohen ascoltando brani come Don’t oppure Let Me Be A Ghost part 3?) e il duetto con Valerio Sgargi dei Karmamoi in Ashes, brano dei Pain of Savation di THE PERFECT ELEMENT, basterebbero per ascoltare con molta attenzione un’artista con la A maiuscola come Kristoffer Gildenlow

Bassista dei Pain of Salvation, nonché fratello di Daniel, come solista ha realizzato quattro album intensi; il set di stasera ci ha permesso di sentirne alcune chicche. 

Tra un concerto e l’altro, Valerio e Daniele Giovannoni ci hanno confermato che i Karmamoi saranno presenti alla prossima edizione del festival.

I Solstice aprono un trascinante e solare set con Shout, che apre anche il loro ultimo disco in studio, SIA, che farà la parte del leone stasera. 

La formazione, guidata dal chitarrista Andy Glass, che avrebbe sempre voluto suonare in Italia, secondo sua affermazione, ha trovato la voce perfetta nell’energica Jess Holland, che ha una vocalità simile a quella del migliore Jon Anderson e altrettanta carica positiva. 

Il set è caratterizzato da un’allegria coraggiosa, assolutamente penalizzata da un pubblico costretto a stare seduto. È esattamente quello che mancava ad un festival come questo, anche se il pubblico gradisce non poco.

Le porte del cosmo staranno su in Germania, come recitava la vecchia canzone di Eugenio Finardi, ma stasera erano spalancate a Revislate grazie all’abbondante concerto ‘stratosferico’ dei Tangerine Dream… 

Dopo un lunghissimo intro con i suoni della pioggia (quella che non è arrivata alla fine) ci trasportano in un mondo che non è il nostro ma che conosciamo bene. L’impatto del trio, insieme a un lightshow da urlo, è tale da ipnotizzare la platea e, quando inevitabilmente arriva la parola fine, si ha la consapevolezza di aver assistito a qualcosa di memorabile.