Jazz Sabbath Live @ Revislate 10-09-2022

Testo e foto di Antonio De Sarno

Il palco così spoglio e l’amplificazione al minimo sono qualcosa di surreale, specialmente dopo lo “sfarzo dei tre giorni” di 2days prog+1 2022, anche se i due eventi si sono tenuti nel medesimo posto, ovvero il campo sportivo di Revislate, sempre nel comune di Veruno (Novara).

Anche l’assenza di stand e il pubblico, decisamente meno numeroso e rumoroso, lasciano il  segno, quasi come se i concerti di stasera non fossero altro che un piccolo epilogo, una nota a piè di pagina, rispetto al festival, che sembra lontanissimo ormai. 

La calma dopo la tempesta. 

Camminare nel backstage è come aggirarsi tra i fantasmi dello staff, crew e gruppi che si sono susseguiti per dodici concerti appena qualche giorno fa.

Eppure, questi due piccoli concerti di fine estate, almeno in parte, rappresentano qualcosa di estremamente prezioso. Un sussurro che ci rassicura nei tempi incerti che viviamo. 

Quindi, parliamo dell’esordio live dei Jazz Sabbath, in una formazione rivista rispetto a quella dei due dischi pubblicati, JAZZ SABBATH (2019) e VOL. 2 (2022).

 Ciò che nacque come semplice divertissement per Adam Wakeman, diventa un vero tour (da stasera fino a novembre) di musicisti di prim’ordine (Dylan Howe alla batteria e il giovanissimo Jack Tustin al contrabbasso, astro jazz in ascesa). 

Il repertorio molto conosciuto, che Adam conosce come le sue tasche per aver militato a lungo nei Black Sabbath, in questa inedita rilettura jazz diventa qualcosa di estremamente leggero e curioso. 

Il set inizia con un video (già presente da tempo su Youtube) in cui si narra la storia del jazzista Milton Keynes, vittima di un infarto nel ‘69, il quale  si ritrova, anni dopo, a scoprire che tutto il suo repertorio è stato copiato dal gruppo di Birmingham, per l’appunto i Black Sabbath. 

A questo punto, Adam si presenta truccato da vecchio, con tanto di bastone e acciacchi, e l’atmosfera si fa goliardica con infinite battute sullo stato di salute dell’anziano pianista, oltre a varie invettive verso il gruppo di Ozzy, Tony, Geezer e Bill!

Sentiamo, uno alla volta, Fairies Wear Boots, Snowblind, Evil Woman, Rat Salad, Iron Man, Paranoid, Children of The Grave e la riuscitissima Black Sabbath, con tanto di rintocco del campanile locale.

Il trio ci saluta e lascia spazio “agli adulti”, ovvero il trio di Antonio Faraò, che per oltre un’ora incanterà il pubblico dal palato molto raffinato e attento del Veruno Jazz Festival. Concerto che il sottoscritto riuscirà a perdersi quasi in toto per potervi portare l’intervista al trio, che leggerete a novembre sul numero 45 di Prog Italia!