50 anni di UOMO DI PEZZA su Prog Italia 42. Intervista con Tony Pagliuca

UOMO DI PEZZA uscì nel maggio 1972 e aumentò il successo de Le Orme ottenuto nel 1971 con COLLAGE.


La coverstory di UOMO DI PEZZA è su PROG ITALIA 42, ora in edicola oppure online al seguente link

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Testo: Guido Bellachioma

Tony Pagliuca, tastierista e compositore dei testi della band, ci racconta un po’ di storie sulle canzoni di UOMO DI PEZZA.

COLLAGE, primo album della collaborazione con Gian Piero Reverberi in veste di produttore, ottiene grande successo, specialmente per essere il lavoro che apre in Italia la strada alla commistione tra rock e musica classica. Come vi siete approcciati al successivo capitolo?

Visto il successo di COLLAGE, tutti noi cercammo la conferma in un nuovo progetto senza disperdere i valori in campo. Eravamo più che convinti di fare il bis. Con Reverberi avevamo legato bene e ci siamo subito messi d’accordo di rifare l’esperienza con la stessa produzione artistica. Non ci fu bisogno di trovarci tutti insieme per decidere la linea da seguire. Quello che avevamo nelle nostre teste era di continuare a girare in quella magica giostra senza alcuna volontà di scendere. Anche la nostra modesta casa discografica di via Borgogna, Phonogram (oggi Universal) già gongolava e stava preparando i pacchi per trasferirsi in un grande palazzo a poche centinaia di metri sempre nel centro di Milano.

Come per COLLAGE a Reverberi avete fatto ascoltare dei provini o avete iniziato a lavorare insieme sui nuovi brani, che avrebbero costituito UOMO DI PEZZA?

Aldo Tagliapietra, Michi Dei Rossi ed io abbiamo subito cominciato a lavorare ognuno a casa propria alla ricerca di nuovo materiale. Eravamo in una situazione diversa e molto più tranquilli. Io in particolare non vedevo l’ora di spendere subito i primi soldi per la mia nuova strumentazione. Acquistai finalmente il sintetizzatore, Mini Moog, e il Mellotron. Dopo pochi giorni, oltre al suono dell’organo Hammond, ingentilito dal Leslie, cominciai a “smanettare” sulle manopole del synth, tirando fuori i primi suoni inverosimili.

Ci ritrovammo nello studio di Aldo per abbozzare i nuovi pezzi e i primi arrangiamenti. Alla sesta canzone proposi di rifare l’esperienza del ritiro. Questa volta non tanto lontano da Mestre, sempre nelle montagne venete, precisamente a Sant’Anna di Tambre. Dopo venti giorni il materiale era già pronto. Pensai allora di anticipare i tempi e cogliere l’occasione per invitare anche il nostro produttore a prendere un po’ d’aria buona, per cui scesi al piccolo paese di Tambre per telefonare a Gian Piero, che ci raggiunse nel fine settimana. L’atmosfera era idilliaca e restammo insieme alcuni giorni a suonare e suonare, sinceramente stento ancora oggi a definirlo lavoro.

La sua presenza in questo secondo album sembra ancora più accentuata, dato che cofirma tutte le musiche e nelle note risulta al pianoforte in Una dolcezza nuova, brano di apertura. Quanto ha influito la sua presenza nel risultato generale? Che tipo di produttore era con Le Orme?

Riguardo la canzone Una dolcezza nuova (cofirmata come tutte le altre canzoni) mi ricordo che feci un’altra bella spesa proprio in quell’anno. Piazzai a casa dei miei genitori un pianoforte verticale da concerto Gotrian-Steinweg (lo conservo ancora oggi a casa mia) e, nonostante fosse uno strumento tutto da scoprire e studiare, riuscii a comporre il primo incipit della strofa e subito dopo trovai l’inciso (“Una luce che ti abbaglia…”, per intenderci). Prima del ritiro, Gian Piero era venuto a trovarmi.. mia mamma gli aveva preparato i bigoli con il nero di seppia, un piatto che lui non conosceva, ma che apprezzò tanto e dopo pranzo ci sedemmo davanti al mio verticale e in quell’occasione Gian Piero completò la strofa come solo lui sapeva fare.

Ricordi in studio di registrazione?

Gian Piero era molto contento del nostro materiale e anche lui aveva lavorato a casa propria preparando tutto a puntino, tra le altre cose ideò per la suite La Porta Chiusa il magico innesto con la musica della Chaconne di Bach-Busoni.

Il maestro era affascinato dal synth e durante la registrazione spesso e volentieri si metteva a “smanettare” come un bambino e durante la registrazione della canzone Figure di cartone costruì un bel suono. Era giusto per le mie risposte stereofoniche alla voce, però giunto il momento di registrare l’assolo, avevo espresso la volontà di tagliare le due ultime battute della base musicale che non mi ispiravano affatto, ma non fu possibile: forse si perdeva troppo tempo a fare il taglio, per cui alla fine lo registrò Gian Piero.

Puoi scrivere qualcosa sui brani che compongono UOMO DI PEZZA secondo la scaletta? Nonostante non sia un concept dichiarato, l’universo femminile sembra fondamentale per l’evoluzione dell’album. I testi influivano sulla musica o viceversa?

Una dolcezza nuova

Sì, è vero, le canzoni parlano tutte di storie di donne. Ho voluto descrivere alcuni ritratti veri o inventati di quell’universo che noi maschi facciamo fatica a comprendere o che forse non comprenderemo mai fino in fondo. Il brano si differenzia molto da altri perché si sviluppa su un poderoso e trascinante riff che galoppa su una successione di accordi di J.S. Bach. Volevamo iniziare il nuovo album in modo solenne soprattutto per introdurre la tenue canzone, Una dolcezza nuova. Penso che abbiamo fatto del nostro meglio. È anche vero che ogni volta che ascolto la parte centrale della canzone, un forte ricordo mi riporta a quei giorni e non mi lascia mai indifferente.

Gioco di bimba

Contrariamente a quello che si è scritto e si continua a scrivere sulla origine del testo, ribadisco, visto che le parole le ho scritte io, che non è la storia di uno stupro. Nel libro autobiografico Le orme di Tony ho rivelato, non molto velatamente, la sua vera origine.

La porta chiusa

Anche questo testo è stato scritto dopo la musica. Tutta la produzione delle Orme degli anni Settanta ha dato la priorità alla musica. Prima la musica e dopo le parole. E che musica questa de La porta chiusa: una tra le pagine più fantasiose della musica progressive. Oltre al suono Giant del Mini Moog sottolineo l’accattivante ritmo in 7/8 della batteria di Michi Dei Rossi.

Breve immagine

La voce di Aldo Tagliapietra in questa canzone raggiunge la massima espressione nella nota SI naturale volando altissima sopra i ricami sonori di un Hammond riverberato e un Mellotron appassionato.

Figure di cartone

Aldo mi aveva espresso fortemente il desiderio di non voler cantare mai canzoni con le solite parole d’amore. Infatti non esiste nelle Orme un pezzo con le frasi “Ti amo”, “Senza di te mi sento morire”, “Baciami” ecc. Questa sua richiesta mi ha stimolato a cercare storie alternative e quando non le trovavo nei fatti di cronaca me le inventavo di sana pianta. La regola fu infranta a Roma quando andammo a registrare Canzone d’amore. C’era al seguito una bellissima ragazza da far perdere la testa ed io in quell’occasione la volli decisamente perdere e le dedicai: “Amore mio scrivo per te una canzone…”

Aspettando l’alba

Ho descritto una situazione allegra tra ragazzi e ragazze che si sono dati appuntamento in spiaggia attorno ad un bivacco. Loro puntualmente sono arrivati tutti, ma sono passati giusti 50 anni e non so se sia il caso… di stare ancora ad aspettare!

Alienazione

Nella nostra storia, questo pezzo testimonia il fatto di essere stato l’unico delle Orme completamente improvvisato e registrato in studio.

Come vedi oggi UOMO DI PEZZA a 50 anni di distanza? Avresti mai immaginato che se ne parlasse ancor oggi?

È un lavoro molto ispirato, che conserva ancora il suo candore. Lo trovo affascinante anche oggi e non aggiungerei né toglierei nulla, nemmeno le due battute in più dell’assolo di Figure di cartone!

La copertina, quadro di Mac Mazzieri intitolato Garbo di neve, come è uscita fuori?

Durante una pausa di registrazione sono uscito dallo studio per fare un giro in piazza Cavour a Milano… alla libreria Cortina c’era esposto un catalogo di un pittore con immagini dai colori fantastici. Sono entrato e il titolare mi ha dato il numero di telefono dell’autore: Walter Mac Mazzieri.