A Veruno il Prog è una grande emozione!

  • by Guido Bellachioma
  • 3 Months ago

Testo: Guido Bellachioma

Quando si parte per il 2Days Prog+1 di Veruno, che in questa edizione si tiene al campo sportivo di Revislate, ogni cosa sembra così lontana, non solo a livello di distanza (da casa mia a Roma sono 660 km)… poi diventa tutto così vicino e familiare, ogni distanza si annulla e i giorni corrono troppo in fretta. La cena “sociale” al giovedì, che permette di conoscersi o di ritrovarsi a chi, in un modo o nell’altro, circuita intorno a questa splendida realtà, che va ben oltre la musica. Anzi, sperando sia chiaro il concetto che vorrei esprimere, la musica diventa il “momento” meno importante. Perché, al di fuori dei propri gusti e dell’effettiva validità degli artisti presenti, trovare un festival simile, lontano dalle rotte delle grandi città, è un miracolo di amore e forza di volontà, specialmente in un momento simile. L’operazione è meritoria e da sostenere comunque.

Suona “Pinko Pallo”? Va bene!

Non suona “Pinko Pallo”? Va bene ugualmente!!

Suonano entrambi? Meglio, ma non fondamentale!!!

L’importante è condividere la musica, le parole, gli incontri, occasionali o programmati come quelli al Forum 19, l’ironia delle battute scambiate con i tuoi amici “social” ma che non hai mai visto… insomma, bello tutto. Poi per me questa edizione “Made in Italy” ha un fascino particolare, dato che in tutti i gruppi presenti c’è almeno un mio fratello di musica, spesso anche di vita… e allora? Beh. Baci e abbracci, pur con le dovute cautele 🙂

L’unico che non conosco affatto, umanamente, è Alberto Fortis, che neanche nella mia ormai lunga attività giornalistica mi è capitato d’incrociare, forse perché un po’ lontano dai miei gusti musicali. Sicuramente non per il fatto che abbia scritto le “famigerate” A VOI ROMANI e MILANO E VINCENZO a fine anni ’70… un po’ aveva ragione, perché il mondo della discografia con cui aveva fare, ovviamente non solo a Roma, non brillava certo per “savoir-faire” e lui ci si ritrovò a sbattere contro.

Allo stand di Prog Italia ho incontrato un sacco di amici e anche conosciuto qualcuno che sinora era solo un nome su Facebook o l’indirizzo di una mail. Grazie.

Grazie a tutta l’organizzazione del festival, non cito qualcuno in particolare per non far torto a nessuno. La fatica fatta per mettere in piedi Veruno 2021 merita un grazie collettivo…

Grazie al resto della truppa di Prog Italia che con me sta condividendo questo viaggio: Claudio Lodi, Lorenza Pigliamosche e Livia Nocco.

Prima serata

Røsenkreütz: suonare alle 18 in apertura del festival non è facile per nessuno, ma la band di Fabio Serra se l’è cavata benissimo, anche per l’abilità dei musicisti a stare sul palco e dare una visione collettiva e non di solisti messi insieme. Rock solido e sofisticato, senza essere troppo legato a un settore del prog specifico, anzi con un suono piuttosto aperto e che non si vergogna di attingere da campi culturali diversi.

Metamorfosi: i più sinfonici di tutte le serate, persino più dei momenti con l’Orchestra della domenica. Io amo questi musicisti, visto che con loro ho prodotto tre album (PARADISO, LA CHIESA DELLE STELLE, PURGATORIO), però problemi tecnici legati al malfunzionamento delle tastiere ha fortemente penalizzato il suono di Metamorfosi. A un certo punto Enrico Olivieri è stato abbandonato anche dal pianoforte e ha utilizzato solo l’Hammond su brani non concepiti per quello strumento. Però sempre una grande emozione.

Goblin Rebirth: la diaspora della famiglia Goblin ormai da tempo ha dato vita a molte formazioni, che alcune volte condividono i musicisti. Però i GR sono quelli che secondo me più possiedono lo spirito dell’antico gruppo, pur in un concerto necessariamente ridotto, dove hanno tolto alcune finezze negli arrangiamenti dei brani per spingere sull’acceleratore. Granitici e tosti.

Le Orme: le canzoni del repertorio sono indiscutibilmente affascinanti e la band ha ancora voglia di suonare, anche il nuovo bassista/cantante, che ce la mette davvero tutta. L’effetto è coinvolgente, specialmente nei brani più antichi, dove la voce inevitabilmente ricorda quella di Aldo Tagliapietra. Nel medley dell’album “La via della seta”, cantato allora da Jimmy Spitaleri, il risultato è vocalmente meno convincente, forse andrebbero curati nuovi arrangiamenti più in sintonia con il nuovo assetto vocale. Sul palco danno tutto…

Seconda serata

Trip: presentano la nuova edizione dell’album CARONTE, uscita da poco. Difficile non pensare a Joe Vescovi, perché il suo volto e le sue tastiere sono impresse nel mio dna, ma sul palco il gruppo tira fuori ogni stilla di energia e per se non lascia nulla. Prova di estrema serietà. Anche per i Trip non è stato facile spezzare il ghiaccio come prima band, ma il pubblico ha gradito e ha manifestato loro un grande affetto.

Winstons: adoro questa band trasversale e poco ortodossa, formata da elementi che giocano seriamente con i pezzi di un puzzle difficile da mettere insieme, come la loro miscela di prog, psichedelia, rock, Beatles, Canterbury, new wave/punk (persino una riproposizione di “Golden Brown” degli Stranglers”. Alla fine c’è stata la catarsi collettiva con l’esecuzione di “Carpet Crawlers” dei Genesis, che loro suonano da diverso tempo, ma che in festival prog avrei evitato. Gli Winstons sono esteticamente fuori dal contesto prog, ma “progghissimi” anche per questo. Winstons OK!

Rovescio della medaglia: il potenziale della nuova band è eccellente ma il Rovescio può e deve dare di più. Gli ingredienti/musicisti si devono amalgamare maggiormente per conquistare il suono generale che servirebbe. La potenza di fuoco c’è e la gente si diverte con i brani della BIBBIA (proprio in questi giorni è uscita l’edizione del 50° anniversario) e con gli altri loro classici. Il codice genetico del Rovescio c’è sempre, grazie anche al filo conduttore di Enzo Vita, ma c’è bisogno di un ulteriore passo in avanti. Forza che quasi ci siamo…

Gianni Nocenzi: sono di parte! Considero Gianni uno degli artisti più sottovalutati oggi in circolazione, anche per la sua volontà di mettersi un po’ in disparte rispetto al Circo Branum della musica odierna. Il suo “pianismo” è selvaggio (guardate la sua gestualità durante l’esecuzione di brani per solo pianoforte acustico, come contorce il corpo, battendo i piedi ed emettendo gemiti) e raffinato al tempo stesso (il suo saper dosare i piani sonori è pazzesco, il suo far “suonare anche i silenzi” mi commuove). Peccato che il mini concerto, dato che Gianni è stato lodevolmente inserito last minute dall’organizzazione, sia stato penalizzato dal suo nervosismo, causato da un operatore video troppo invasivo, che, quando era necessaria la più totale concentrazione, è praticamente “entrato” sul pianoforte. Comunque top! Cuore, mente, tecnica, emozione, capacità di sintonizzarsi con la “nostra” gente: unico…

Banco del Mutuo Soccorso: un pezzo “de core”. Punto. Band molto unita, che sul palco si diverte e mette a frutto un potenziale di fuoco notevole. Tony D’Alessio non è Francesco Di Giacomo? Scontato. Non sostituisce il nostro Big, è proprio un’altra cosa. Non esiste un altro Francesco, inutile cercarlo. Certo… ascoltare la bellissima “Eterna Transiberiana” è meno straniante che vivere parola per parola “RIP” o “Il ragno”, ma le emozioni profonde di quel Banco non possono essere replicate, e non sarebbe giusto. Non è neanche nella volontà di Vittorio e degli altri ragazzi del Banco. Aspettando il nuovo album, “L’ORLANDO FURIOSO”. Alla fine l’ingresso di Gianni Nocenzi per RIP e Traccia ha dato al pubblico un’altra scossa emotiva, facendo balenare la solita, eterna, domanda, un po’ come Peter Gabriel con i Genesis: torneranno mai insieme nel Banco? Per me la risposta è una sola: No, almeno spero. Gianni ha preso la decisione di lasciare il Banco in un periodo di grande successo e oggi ha bisogno di mettere tutta la sua energia e forza creativa nella propria musica. I momenti occasionali come questo di Veruno sono un sollievo per tutti noi, però meglio andare avanti.

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