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Andrea WS Prestmo racconta il nuovo album dei Wobbler, DWELLERS OF THE DEEP

  • by Antonio De Sarno
  • 4 Months ago

Testo: Antonio De Sarno

Il nuovo disco dei norvegesi Wobbler inizia già dalla copertina, lontana anni luci dalla levigatezza della maggior parte di quanto siamo abituati a vedere e più vicina a qualche illustrazione medievale. Poi, chiaramente, l’ascolto e l’assalto sensoriale, tra riff di basso di forte impatto e hammond distorti ai limiti del rumore. Insieme, danno vita ad atmosfere dense e roboanti, paradossalmente senza sembrare datati, anzi riuscendo per tutta la durata del disco a suonare vitali come le pietre miliari del rock progressivo di inizio anni 70. Lo stregone/sciamano, Andrea WS Prestmo, attraverso la sua voce che a tratti ricorda un Jon Anderson più terreno, ci racconta delle piccole grandi storie.

“Su By the Banks, il tastierista Lars Fredrik Frøislie ha iniziato a lavorarci nel 2011, lasciandolo riposare per qualche anno. Dopo esserci esibiti al Crescendo Festival nel 2015, siamo stati alla grotta di Lascaux nella Francia meridionale e gli ultimi tasselli hanno cominciato a definirsi. E’ stato solo nel 2019 che ho ricevuto una versione strumentale del brano e ho cominciato a lavorare al testo. Stavo leggendo parecchio Jung all’epoca, e i suoi sogni e visioni mi sono serviti come ispirazione per parlare di un viaggio interiore. In realtà hanno influenzato un po’ tutti i temi introspettivi che caratterizzano il concept dietro tutti i testi del disco. Alcune melodie vocali ricordano la musica folk scandinava e qualche frase ricordo anche un certo Jim Morrison, e lo dico anche per sottolineare che non mi ispiro sempre e solo agli Yes. Forse l’utilizzo di dinamiche più definite, con momenti più calmi che non hanno fretta e hanno atmosfere più delicate, potrebbe essere una delle novità maggiori di questo disco.”

Five Rooms è un pezzo veloce che si è materializzato abbastanza velocemente durante le prove, basato inizialmente su un riff di basso di Kristian Karl Hultgren. Molta energia e lavoro di gruppo, ma anche qui siamo riusciti a ritagliare qualche momento sognante e quasi sacro. Tematicamente gira attorno alla trasformazione, dove cambia sia il mondo esterno che quello interno. Comincia in soggettiva, ma finisce con un punto di vista oggettivo. Secondo me il pezzo riesce a comprimere tutte le qualità del gruppo in un’unica canzone.”

“Anche Naiad Dreams si è materializzato molto velocemente durante la primavera del 2020. Stavo lavorando ad altro, a una composizione che cominciavo a capire aveva bisogno di crescere e diventare qualcosa di più complesso per raggiungere il suo vero potenziale. Avevamo superato la scadenza assegnataci dalla nostra etichetta e ci mancava un brano. Il Coronavirus era alle porte e il mondo cominciava a fermarsi attorno a noi. Ricordo la mattina che questa canzone si presentò a noi, una presenza sognante e leggera. Registrai tutto in poche ore e Åsa aggiunse qualche bella voce. Sembra quasi un sogno pilotato, che ti trasporta all’interno di una foresta incantata. Stranamente, nonostante fosse una composizione molto diversa dalle altre, ha finito per collocarsi perfettamente all’interno dell’album.”

Merry Macabre è l’enfant terrible dell’album. E’ venuta alla luce durante un fine settimana di prove in una valle remota nel nord della Norvegia.
Infarcita di alti e bassi, ansia e “joie de vivre” in una strana comunione. Un matrimonio tra l’inferno e il paradiso in cui il protagonista viene rimbalzato dalla disperazione alla gioia più assoluta. Alla fine, giunge alla riflessione e alla catarsi. Spero si senta come questa canzone sia nata durante le jam session del gruppo, uno sforzo creative comune, un po’ come era successo per alcuni pezzi di FROM SILENCE TO SOMEWHERE. Infatti, lo consideriamo il Vecchio zio ubriaco di Fermented Hours, che vive tra le montagne in isolamento in compagnia solo dei suoi demoni. Vorrebbe essere come un ritual o una danza macabre.”

Quattro pezzi appena, uno dei quali un piccolo acquarello acustico, nato all’improvviso, come ci ha raccontato Andreas, ma tutti molto ricchi, che a ogni ascolto ci svelano sempre qualcosa di nuovo. Se volete ascoltare il rock progressivo nella sua accezione più regressiva, ma stranamente più ‘pura’, DWELLERS OF THE DEEP è un disco da sentire a tutti i costi.

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