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Con l’album MAGICK BROTHER inizia l’avventura del pianeta Gong, pubblicato a dicembre 1969

  • by Guido Bellachioma
  • 1 Month ago
Copertina originale di Magik Brother, Byg 1969

Testo: Alberto Popolla

È il primo passo a nome Gong, ma possiamo definirlo un album di Daevid Allen e Gilli Smyth. Bloccato alla frontiera tra Francia e Gran Bretagna a causa del permesso di lavoro scaduto e quindi fuori dai Soft Machine, Daevid si stabilisce a Parigi, dove l’atmosfera di rivolta e creatività nella seconda metà degli anni 60 lo porta a sperimentare e a mettere in musica le sue idee. Con a fianco Gilli Smyth, sua compagna di vita, inizia a frequentare la rive gauche da solista e in duo, fino ad utilizzare, lentamente, la sigla Gong, nome che gli era apparso nelle  frequenti visioni durante le residenze a Deya, nelle Baleari. Notati persino da Yoko Ono e Don Cherry, i duenella prima ed acerba incarnazione a nome Gong, iniziano a farsi un nome nell’ambiente parigino e così Jean Karakos, proprietario della BYG, etichetta francese che già pubblicava i lavori dell’Art Ensemble Of Chicago, propone loro un contratto per registrare tre album.  L’ensemble che registra MAGICK BROTHER vede la presenza di Didier Malherbe al sax soprano e al flauto e Rachid Houri alle tabla e alla batteria, entrambi protagonisti nelle successive edizioni dei Gong. Ma anche veri e propri jazzisti come Barre Philips al contrabbasso e Earl Freeman al piano, entrambi facenti parte dell’area sperimentale del jazz. Il disco è ricco di idee e spunti che poi saranno più compiutamente elaborati quando Daevid avrà intorno a sé una vera e propria band. Si passa dalla sinuosa e moderatamente cosmica Rational Anthem, con un inaspettato finale, alle sperimentali e surreali atmosfere di Princess Dreaming. Glad To Sad To Say è riflessiva, dall’incedere lento ed etereo, mentre Ego ricorda i primi Soft Machine, bizzarri e dadaisti. In generale tutto il lavoro è permeato dalle sonorità e dalle atmosfere psichedeliche alla Syd Barrett, con in aggiunta l’esplosiva creatività di un Allen che compone, canta e suona in modo totalmente libero, scanzonato, allegro. Ultima nota: Gong Song preannuncia la mitologia del Planet Gong, i suoi Pot Head Pixies e le fantastiche avventure di Zero The Hero, l’ultimo vero e ineguagliato freak della storia del rock.  

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