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Dal 31 agosto in edicola PICCHIO DAL POZZO (1976) per 14 giorni, volume 76 della collana di 33 giri Prog Rock Italiano, che curo per la De Agostini Vinyl

  • by Guido Bellachioma
  • 23 Days ago

La collana in vinile Prog Rock Italiano si concluderà con il numero 80. Sono stati invertiti il volume 77 con il 79, perciò la nuova sequenza è la seguente:
77 MORRA – Canzoniere del Lazio (mai ristampato dalla pubblicazione originale del 1978) in edicola il 14 settembre

78 CANTO DI PRIMAVERA – BANCO DEL MUTUO SOCCORSO
in edicola il 28 settembre

79 NUDA – Garybaldi (copertina gatefold a tre ante come quella originale)
in edicola il 12 ottobre

60 IT’S AN OLD DREAM – Nuova Idea (album inedito del 1976, copertina gatefold e busta interna con illustrazioni e note)
in edicola il 26 ottobre

Genova: Il capoluogo della creatività trasversale

Picchio dal Pozzo è una piccola grande leggenda dal nome inusuale che nasce a Genova. Le sue storie al “gusto” di Canterbury sono raccontate con piglio zappiano, Rock in Opposition e jazz acrobatico, che permettono ligure di non perdersi nei viaggi usualmente prog. Negli anni questo picchio leggendario prosegue ad affascinare, come dimostrato dal concerto effettuato il 15 febbraio 2020 alla Casa di Alex, club milanese di tendenza progressiva. Il chitarrista Paolo Griguolo espone storie che non hanno un tempo preciso, come marchio di fabbrica vuole.

Esiste sempre un inizio

Eravamo quattro compagni di classe. Uno di noi aveva un fratello più grande, Vittorio De Scalzi, che suonava in una band genovese molto famosa, i New Trolls. Esisteva già lo Studio G, sala di registrazione all’avanguardia a Genova e di proprietà della famiglia De Scalzi. Nei primi anni ‘70 passavamo dei pomeriggi interi in sala di registrazione a guardare e, ogni tanto, a mettere le mani sugli strumenti dei ‘grandi’, noi ai tempi eravamo quindicenni o poco più. Lo studio cambiò sede nel 1974 mi sembra di ricordare e poco dopo ci venne offerto di registrare il nostro primo album con nostro profondo stupore… tutto cominciò da lì. Non esiste una data ufficiale. L’album è stato registrato nei tempi morti di lavoro dello studio alla fine del 1975 con noi finalmente maggiorenni. Ci capitava di partecipare ad altre produzioni dello Studio G, che in quegli anni erano numerose; si può dire che per noi era diventato un po’ come una seconda casa. Questo è il motivo per cui nel nostro album vi sono vari ospiti, tra cui Vittorio De Scalzi (New Trolls), Ciro Perrino e Leo Lagorio (Celeste) ed altri. Non avevamo brani pronti per essere incisi, solo idee da mettere insieme; è stato in tutto e per tutto un ‘work in progress’. Fondamentale per noi fu il concerto di Robert Wyatt al Drury Lane Theatre di Londra (otto settembre 1974). Ovviamente noi eravamo presenti, seduti in galleria proprio sotto Brian Eno: un concentrato di emozioni. Essendo genovesi, schivi e poco propensi allo ‘sbulacco’ (termine che significa ‘farla fuori dal vaso’) il disco lo dedicammo ad un tale Roberto Viatti (Robert Wyatt)”.

Picchio dal pozzo (Grog, 1976)

La prima acrobazia fu frutto del caso. Aldo De Scalzi, fratello di Vittorio, aveva libero accesso allo Studio G, unica sala di registrazione professionale a Genova e, appunto, di proprietà della famiglia De Scalzi. Neanche a dirlo, per noi era una specie di Disneyland musicale. Nei tempi morti sfogavamo la malattia sugli strumenti dei grandi; io, nella fattispecie, potevo mettere le mani sulle chitarre di Nico Di Palo, dimenticandomi per un pochino il manico della mia Ibanez copia Les Paul Custom nera. Quando lo studio decise di fondare l’etichetta GROG, rivolta ai gruppi prog nascenti, Aldo ci disse, con una naturalezza disarmante, che, se avessimo voluto, avremmo potuto incidere un disco! Ansia a mille, non tanto per la possibilità, quanto per il fatto che avevamo nulla più di qualche riff, qualche arpeggio e qualche spezzoncino, non un brano finito e neppure un nome per il gruppo.

All’improvviso

L’album è stato composto in fase di registrazione, una specie di gigantesco work in progress. Eravamo indubbiamente un gruppo di pazzerelloni, da qui forse il nostro sfrenato amore per Frank Zappa, ma soprattutto contagiosi: chi ci frequentava si trovava coinvolto spesso in acrobazie, musicali e non. Abbinavamo al filone pop e rock di quegli anni le nostre conoscenze di musica contemporanea, concreta, elettronica, il tutto con un approccio molto in stile Mel Brooks. Ci mettemmo un mese circa a registrarlo. Stiamo parlando di anni analogici. Le registrazioni erano su nastro per cui se, per esempio, volevi un suono rovesciato dovevi registrarlo su ¼ di pollice, tagliare il nastro e farlo passare sulle testine al contrario, non esisteva il computer. Le uniche tastiere polifoniche erano degli esemplari da ditta dei traslochi: Hammond, Eminent, Mellotron, ovviamente il pianoforte verticale, insomma pezzi di mobilio dal peso importante. I sintetizzatori erano rigorosamente monofonici e, naturalmente, senza preset, Arp e Minimoog su tutti. No batterie elettroniche, no campioni.

Prosegue sul fascicolo del Volume 76, PICCHIO DAL POZZO (1976) della collana Prog Rock Italiano

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