Gouveia Art Rock 2019 3/4/5 Maggio

  • by Claudio Lodi
  • 7 Months ago
Gouveia Art Rock
 Gouveia Art Rock 2019 3/4/5 Maggio
Peter Hammill [England]
Salut Salon [Germany]
Isildurs Bane [Sweden]
Wobbler [Norway]
Loomings [France; Italy; Argentina]
Courtney Swaine [USA]
The Advent of March [Belgium]
Luca Stricagnoli [Italy]
Filipe Quaresma [Portugal]
Karin Nakagawa [Japan]

Testo: Antonio De Sarno
Foto: Antonio De Sarno


L’edizione 2019 del festival portoghese, se non erro la diciottesima,è già sulla carta un evento alquanto singolare. Singolare per il fatto di presentare alcuni lavori in assoluta anteprima mondiale e , secondo il mio modesto parere, fare conoscere a un pubblico ideale, un gruppo assolutamente al massimo livello, i belgi The Advent of March.
Quindi, Dopo una breve presentazione serale il venerdì sera, si comincia sul serio con il festival e il combo italo/Belga dei Loomings, il cui secondo album (Hey Weirdo!) viene presentato proprio oggi, grazie anche alla decisiva partecipazione da parte degli organizzatori del festival. “Abbiamo registrato tra Aprile Maggio del 2018 e quindi poteva benissimo uscire entro lo scorso Natale,” ci spiega Jacopo Costa, mente della band, “ma poi abbiamo pensato di farlo uscire proprio a Gouveia e l’organizzazione ci ha dato una mano a finanziare il disco, anche perché ci conoscevano già, data la nostra esibizione di qualche anno fa. Qui c’è un’attenzione proprio per il contenuto musicale che altri festival speso non hanno. C’è stato un atto di fiducia da parte loro che hanno voluto inserirci nel programma senza vedere se avevamo altre date o pensare a quanto pubblico potessimo portare. E’ una scelta di metodo che contraddistingue il Gouveia e pochi altri festival. Consideriamo il nuovo album un passo avanti e, tutto sommato, un po’ meno cameristico del primo e quindi più elettrico. Più lineare a livello di strutture.”Apertura con loop vocali che ricordano tanto il celebre Because dei Beatles che, infatti, riappare a metà concerto in un arrangiamento con due vibrafoni e voci, e poi i brani nuovi. Brani con atmosfere a tratti Zappiani con il leader Jacopo Costa al vibrafono e voce solista impegnato nel dialogo con le due donne vocalist, Maria Denami (deliziosa come sempre) e la nuova arrivata, Clara Weil. Suono scarno, anche perché di strumenti musicali sul palco, di fatto, ce ne sono appena tre, ma incredibilmente ben orchestrato. Dopo la cover Beatlesiana, Jacopo passa alla batteria e i brani prendono una piega più meditativa per arrivare al decisamente funky di Stratification, il rockissimo Hey Weirdo! e chiusura con Waiting Game of Nonsense dal primo album.A questo punto una pausa e poi Luca Stricagnoli, nome a me francamente sconosciuto, ma che scopro, con grande sorpresa, essere un mio (quasi) vicino di casa! “Diciamo che la mia carriera si è sviluppata tramite internet e l’Italia è tra i pochi paesi che si è mostrata poco interessata alla mia musica. Pensa che ho suonato in 21 paesi ormai e in Italia ho fatto un solo concerto (a Varese). Anche la mia presenza in Portogallo oggi è avvenuta grazie ai video che ho postato su YouTube. Tra l’altro è la prima volta che suono in Portogallo. Eseguo un misto tra cover e pezzi originali usando solo la chitarra e le mie mani. Con me, stasera, c’è la mia compagna Meg, ma eseguiamo solo qualche brano insieme in quanto siamo due artisti solisti a cui piace condividere qualche esperienza sul palco”.Presenta un divertente set composto da sue composizioni, tra cuiRound Thing dedicata alla ragazza Meg che introduce in maniera molto divertente e mille acrobazie chitarristi che in cui suona la chitarra come un dulcimer oppure imbrocca una custom made a tre manici con cui ci presenta una esilarante versione della celeberrima Feel Good Inc prima di presentare la sua dolce metà, la bravissima e commovente Meg Pfeiffer che si esibisce sia da sola al piano che alla chitarra facendo una cover do Royals di lorde che anticipa le cover atipiche di Thunderstruck e Sweet Child of Mine del compagno Luca. Gli chiedo che genere di musica ascolta per creare uno stile così particolare?“Mi piace molto Hans Zimmer, i Muse, Jaimie Cullum…in effetti mi piace un sacco di roba dalla classica al rock, passando per le colonne sonore. Avevo iniziato il conservatorio, a Como, ma poi ho abbandonato e studiato Judo per qualche anno. Quando ho ripreso lo studio della chitarra il mio approccio era cambiato e ho sviluppato uno stile molto percussivo.”E Meg? “Anch’io ho studiato musica, ma solo a scuola, quindi poi ho proseguito da sola. Il mio ultimo disco si chiama Sunshine mentre Luca ha pubblicato di recente What If?, che ha avuto un ottimo riscontro.”Quindi il turno degli Advent of March, con i quali abbiamo condiviso il rocambolesco viaggio di andata e altri memorabili momenti prima che salissero sul palco oggi. Certo che fare un soundcheck alle otto del mattino non è da tutti, ma il loro set è riuscito nell'impresa (magnifica) di fare convivere il prog, quello sinfonico, con l'avanguardia e la musica colta. Un solo album all'attivo che, forse, secondo me non restituisce in pieno la forza creativa di questo gruppo composto quasi interamente da donne. Alla cantante, quasi mamma, chiedo ragguagli circa l'origine del gruppo, Helene racconta “Ci formammo anni fa, per un progetto del conservatorio, attorno ai 22 anni, ma era più un gruppo teatrale che musicale. l’esperienza fu molto positiva, ma era veramente troppo complicato da portare in giro per i teatri e quando si è unita a noi la batterista, Annabelle, abbiamo deciso di formare un vero gruppo musicale, un gruppo “rock”, anche se le mie influenze musicali sono più Kurt Weill che Frank Zappa. La musica e i testi sono tutti opera di Jeroen, l’unico uomo del gruppo! La storia raccontata dal nostro disco, quasi un’operetta, racconta di tre personaggi (Jack, Maxwell e Fiona) con delle vite molto diverse tra loro. Ci sono anche dei pinguini ma non voglio dirvi come va a finire. Nel concerto non presentiamo le canzoni in sequenza, però, perché preferiamo mantenere la sequenza solo sul disco, dove ha più senso e anche, in effetti, per non rendere il set troppo prevedibile. È divertimento al cento percento per noi, anche se c’è molto lavoro dietro. Siamo entusiasti all’idea di suonare qui perché siamo stati scelti tra tanti gruppi, per noi è come una festa. C’è anche la possibilità di conoscere altri gruppi e forse capire quale potrebbe essere il nostro pubblico.” Il trombettista italiano Luca Calabrese, accenna al tema di Indiana Jones durante il soundcheck ed è chiaro che l'evento clou della manifestazione sarà proprio il triplo set della prima sera con gli Isildurs Bane a cui si unisce Peter Hammill (bellissima la loro rivisitazione di Patient) prima che quest'ultimo rimanga da solo al piano per presentare alcuni suoi pezzi da vari momenti della sua lunga carriera, compresa la struggente The Descent dal recente From The Trees, prima di riunirsi agli Isildurs Bane e proporre integralmente, e in anteprima mondiale, il nuovissimo In Amazonia che sembra aver convinto tutti i presenti nonostante la sua effettiva complessità. Quest'opera, poi, presentata nella conferenza stampa di Domenica mattina, è stata commissionata proprio per il Gouveia 2019 e quindi, per forza, diventa l'evento centrale dell'attuale manifestazione. Bis potente con una Traintime eseguita dal combo e poi presentazioni vari sulle note di Magnificent Giant Battle con Peter che rimane a guardare a bordo palco finché non viene richiamato per i saluti. Una menzione particolare per l'ospite suonatrice di Koto, la stratosferica Karin Nakagawa, che si è ritagliata anche qualche spazio solista all'interno del concerto. La stessa si esibirà la domenica pomeriggio con il suo incredibile strumento a 25 corde nella chiesa di SanPedro prima del gran finale in teatro.Il secondo giorno parte alle 10,30 con un incontro pubblico in biblioteca per analizzare In Amazonia, con la partecipazione del tastierista e principale compositore, Mats Johansson degli Isildurs Bane, Ovviamente il buon Peter (loquace come sempre) e la succitata Karin, dolcissima e sempre sorridente e attualmente residente in Germania. Ho avuto anche il grande onore (come se ciò non bastasse) di essere in compagnia di Sid Smith, ovvero la storia del rock progressivo inglese e scambiare “qualche” storia.I concerti iniziano in tutta tranquillità con la bravissima Courtney Swain, talentosa vocalist degli americani Bent Knee, che presenta canzoni tratte dal nuovo Between Blood and Ocean, scritto assieme ad altri 20 pezzi durante un recente soggiorno in Irlanda. Un'esperienza che l'ha svuotata creativamente e che ha cercato di condensare nei 10 pezzi che ha scelto per l'album. “Eduardo ci aveva ospitati come bent Knee l’anno scorso e sono rimasta sorpresa, nonché lusingata, ad essere invitata come solista quest’anno. Proprio adesso che esce il mio album solista poi! La differenza con i Bent è una questione di dinamiche. La musica che realizzo in solitudine vuole essere più raccolta, più da cantautore. E’ sicuramente più personale, in particolare grazie allo stato d’animo in cui sono nati questi nuovi pezzi. La Insideout, a oggi, non ha mostrato interesse, comunque! Tutti noi abbiamo dei progetti collaterali e non sento la pressione di realizzare un certo tipo di prodotto. Anzi, il mio disco mi ha permesso di divertirmi un po’ visto che il prossimo album per la Insideout del gruppo uscirà entro l’anno. Ovviamente non posso rivelarti il nome, ma sarà riconoscibile come un lavoro del gruppo.”
I Wobbler sono una garanzia ormai e sono curioso riguardo alla scaletta di oggi. So che il gruppo sta preparando un nuovo lavoro e quindi chiedo se sentiremo qualche anticipazione da questo. “Avevamo in programma di eseguire dei brani nuovi, ma alla fine il nostro set è stato ridotto a Rubato Industry, Imperial Winter White (che è il nome di un criceto, ma non raccontarlo in giro!), A Faeries Play, From Silence to Somewhere e Foxlight” ci spiega Andreas Wettergreen, il cantante del gruppo. “Comunque sì, il disco uscirà entro la prossima primavera. Quando sono arrivato nel gruppo, l’album Rites of Spring era praticamente finito e gli altri si conoscevano tutti da anni. Però ha funzionato e da subito. Io e Lars avevamo già registrato insieme. Ho tirato fuori delle melodie e testi, cambiando leggermente gli arrangiamenti. Per l’ultimo album, vista la dipartita del chitarrista originale, le cose si sono evolute ulteriormente e in From Silence To Somewhere abbiamo usato dei session-man visto che il chitarrista non era ancora con noi. Il prossimo album sarà meno cupo, forse, anche se credo si capirà di più quando arriveremo al capolinea. Anche i testi arrivano in maniera misteriosa. mi piacerebbe catturare qualcosa dei testi degli Yes, in cui il vero significato è spesso alquanto oscuro, stratificato e pieno di riferimenti a diverse discipline. In questo periodo sto leggendo molto Jung, per esempio, e questo si rifletterà nel nuovo lavoro. Intanto ho avuto la possibilità di dire buon giorno a una leggenda vivente come Peter Hammill stamattina in albergo. Non è una cosa che ti capita tutti i giorni ed è parte dell’esperienza di un festival. Una vera ispirazione che ci fa capire che ci vuole poco per diventare dei classici, come spero diventeremo noi, prima o poi.”La chiusura della manifestazione è effettivamente un po' stravagante con l'esilarante esibizione del quartetto Salut Salon che magari qualcuno ricorderà per un passaggio Sanremese nel 2016 e che godono di grande popolarità in molti paesi europei (e non) con la loro scanzonata rivisitazione di brani di musica classica e canzoni folk passando dalle colonne sonore. Insomma, l'avete capito, una chiusura decisamente non prog, ma che ha coinvolto il pubblico e si è concluso con un brindisi collettivo nell'atrio del teatro. Per il sottoscritto rimane poi un lungo viaggio verso casa (in ottima compagnia) e il conto alla rovescia per l’edizione del 2020.
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