• Homepage
  • >
  • News
  • >
  • Il SALVADANAIO del Banco su Sky Arte per “33 giri – Italian Masters”

Il SALVADANAIO del Banco su Sky Arte per “33 giri – Italian Masters”

  • by Guido Bellachioma
  • 14 Days ago

Mercoledì 24 novembre alle 21.15 sarò presente su Sky Arte, per la trasmissione 33 Giri – Italian Masters), incentrata sul SALVADANAIO, primo e leggendario album del Banco del Mutuo Soccorso. La storia dell’anima del SALVADANAIO sarebbe stata più completa se ci fosse stato anche Francesco Di Giacomo, pur se dai nostri racconti la sua voce esce prepotentemente fuori, ma purtroppo LUI ci ha lasciato il 21 febbraio 2014.

Intervengono: Vittorio Nocenzi, Gianni Nocenzi, Filippo Marcheggiani, Stefano Senardi, Paolo Maiorino, Guido Bellachioma

Banco del Mutuo Soccorso, conosciuto come Salvadanaio

Etichetta: Ricordi SMRL 6094

Uscita: 5 maggio 1972

Formazione: Francesco Di Giacomo, voce – Vittorio Nocenzi, tastiere – Gianni Nocenzi, tastiere – Pierluigi Calderoni, batteria – Marcello Todaro, chitarra – Renato D’Angelo, basso.

Testo: Guido Bellachioma – la foto di Francesco Di Giacomo è di Raimondo Luciani

Questo disco buca letteralmente il cuore  del giovane e non ancora formato pubblico rock italiano. BANCO DEL MUTUO SOCCORSO, che sarebbe il titolo originario con cui nessuno lo chiama, contribuisce a costruire, più di molte altre opere del tempo, il codice del rock progressivo italiano.  La qualità delle musiche e dei testi è stupefacente per degli artisti all’esordio discografico. La connessione magica tra le doppie tastiere di Vittorio e Gianni Nocenzi, un po’ sullo stile dei Procol Harum di Gary Brooker e Matthew Fisher, con la magica voce di Francesco Di Giacomo rende unico lo stile profondamente mediterraneo del BMS.

Alto, bello e biondo?

Nella storia delle prime formazioni del Banco c’è stato un cambio epocale col passaggio del ruolo di cantante da Vittorio Nocenzi a Francesco Di Giacomo. Ricorda Gianni Nocenzi: “La RCA a un certo punto ci suggerisce di trovare un cantante che non si nasconda dietro uno strumento, possibilmente alto, bello e biondo, per tentare di alleggerire l’immagine del gruppo. Ovviamente un abbinamento di questo tipo non è che sia proprio facile da trovare, soprattutto se cerchi anche grande qualità vocale che, nonostante l’imput della casa discografica, è la cosa più importante”. In più occasioni lo stesso Francesco ha raccontato con ironia questa storia, persino ai giornalisti del Festival di Sanremo: “Il Banco è uno scherzo della natura. Vittorio Nocenzi era alla ricerca di un cantante e lo voleva alto, bello e biondo per fare colpo sul pubblico giovane e femminile… invece arrivai io”.

L’immagine di Francesco era lontana dallo stereotipo del frontman classico, però la sua voce era perfetta per quella musica così ardita.

Suoni e parole al top

Nell’universo sonoro, sicuramente notevole nonostante le limitazioni tecniche degli studi di allora, spicca una splendida voce, lirica e potente, supportata da incredibili intrecci tastieristici; le sei composizioni esplorano i nuovi linguaggi del rock sposandoli alle proposte mediterranee, anche di provenienza classica. Ci sono brevi racconti (In Volo, Passaggio, Traccia) e storie maestose (i 10’ di Metamorfosi e i 18’ de Il giardino del mago). A metà, come durata, si posiziona l’irruente R.I.P. (Requiescant In Pace), dove la condanna della guerra è solo la prima delle posizioni nette del Banco contro le storture di una società ingiusta, come recita il testo…

Cavalli corpi e lance rotte si tingono di rosso, lamenti di persone che muoiono da sole, senza un Cristo che sia là. Pupille enormi volte al sole, la polvere e la sete, l’affanno della morte lo senti sempre addosso, anche se non saprai perché. Requiescant In Pace. Su cumuli di carni morte hai eretto la tua gloria ma il sangue che hai versato su te è ricaduto, la tua guerra è finita vecchio soldato. Ora si è seduto il vento, il tuo sguardo è rimasto appeso al cielo, sugli occhi c’è il sole nel petto ti resta un pugnale e tu no, non scaglierai mai più, la tua lancia per ferire l’orizzonte, per spingerti al di là, per scoprire ciò che solo Iddio sa, ma di te resterà soltanto, il dolore, il pianto che tu hai regalato, per spingerti al di là, per scoprire ciò che solo Iddio sa. Per spingerti al di là, per scoprire ciò che solo Iddio sa”.

Guerra mai

Francesco amava R.I.P. (uno dei brani manifesto di questo album). Molti fan lo identificavano, anche dal vivo, proprio con R.I.P., avvertendo la sua emozione nel calarsi totalmente nelle pieghe sonore e nelle liriche intense. Forse lo vedevano come il vecchio soldato che nel testo muore. In ogni concerto la tensione era palpabile. In tante interviste a Francesco è stato chiesto innumerevoli volte quale brano dell’esteso repertorio del Banco amava di più. Lui invariabilmente rispondeva: “Come fai a sceglierne uno solo quando sono tutti figli tuoi? Se uno mi punta la pistola alla testa e mi chiede di rispondere per forza altrimenti spara… R.I.P. è la scelta inevitabile”.

  • facebook
  • googleplus
  • twitter
  • linkedin
  • linkedin
  • linkedin