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It’s an old dream, inedito della Nuova Idea del 1976, è il volume 80 di Prog Rock Italiano, in edicola per De Agostini Vinyl

  • by Guido Bellachioma
  • 1 Month ago


Testo: Guido Bellachioma

I volumi usciti finora li puoi trovare a questo link (Primaedicola) e ti arriveranno dal tuo edicolante… anche questo della Nuova Idea…
https://www.primaedicola.it/progressive-rock-italiano-in-vinile-collana.html

It’s an old dream, album inedito della Nuova Idea del 1976, chiude la seconda parte della collana in vinile Prog Rock Italiano in edicola per la De Agostini Vinyl. E’ il numero 80… tra due settimane si proseguirà con il numero 81: GOBLIN REBIRTH ALIVE, edizione diversa rispetto a quella su Black Widow del 2016.

Su etichetta Progressivamente (GMP 005) esce It’s an old dream della Nuova Idea, loro unico lavoro in inglese, dove agli storici Claudio Ghiglino, Ricky Belloni e Giorgio Usai si aggiungono Gianni Belleno alla batteria (New Trolls) e Bob Callero al basso (Osage Tribe, Il Volo, etc). Produzione come sempre di Gianfranco Reverberi. L’artwork è a cura di un nuovo studio grafico, G&G, a cura mia e di Gianluca Soddu, grafico di PROG ITALIA.

Alla scoperta dell’album perduto

La discografia della Nuova Idea fino a oggi era costituita da tre album: In the Beginning (1971),  Mr. E.Jones (1972) e Clowns (1973). Con l’uscita del batterista Paolo Siani all’inizio del 1974 la band inizia a sfaldarsi e si pensava non avesse più inciso nulla. Invece alla fine del 1975 Claudio Ghiglino e il M° Gian Franco Reverberi decidono di realizzare un quarto 33 giri, per la prima volta con i testi in inglese. Il risultato è It’s an Old Dream, il cui master è rimasto nell’archivio dello studio Reverberi per 44 anni! Abbiamo parlato con Ghiglino per diradare un po’ la nebbia intorno a queste antiche storie…


Le difficoltà dopo Clowns

“Forse Clowns ha chiuso la nostra carriera perché ha espresso in maniera completa la nostra musica e la relativa dimensione di umana. La dicotomia fra il re ed il clown, con in mezzo la clessidra a segnare il tempo della nostra vita, è ancora oggi attuale. Il potere continua ad usarci come insignificanti clown mentre l’esistenza scivola veloce dentro ad una stupida clessidra. In quel momento non avevamo alcuna intenzione di fermare la nostra collaborazione, anche per l’ottimo consenso di pubblico nei concerti e l’armonia consolidata fra di noi. Ma una crisi energetica vietava gli spostamenti nei giorni festivi e prefestivi, che erano i momenti delle nostre serate, decretando così la impossibilità di continuare a lavorare. Abbiamo quindi deciso di sospendere l’attività con l’intento di riprenderla appena normalizzate le cose, però l’esigenza di poter avere la propria sussistenza ha diviso le nostre strade”.

Sparsi nel mondo delle sette note

“Alcuni di noi sono stati reclutati per tournée all’estero con diversi artisti mentre io mi sono trasferito a Roma dal maestro Reverberi, storico produttore della Nuova Idea. Il nostro lavoro in studio prevedeva collaborazioni con varie etichette discografiche, ma nei momenti di libertà abbiamo sviluppato le idee per un nostro ipotetico quarto album. Quando i nuovi brani hanno preso forma abbiamo convocato a Roma gli altri elementi della Nuova Idea, valutando i loro momenti disponibili, ma solo Ricky Belloni e Giorgio Usai hanno dato la disponibilità. Così abbiamo iniziato a vestire insieme le composizioni. Alla sezione ritmica sono intervenuti Gianni Belleno dei New Trolls (batteria) (New Trolls) e Bob Callero degli Osage Tribe, Duello Madre, Lucio Battisti e Il Volo (basso), stimati musicisti e vecchi amici di Genova. Hanno collaborato Mauro Culotta, magico chitarrista per il suono e la personalità, elementi si aggiunsero, Dusko Gojkovich, trombettista e jazzista di fama internazionale, Gianni Oddi, polistrumentista famoso per il sax, e Umberto Cannone, funambolico pianista”.

Per la prima volta in inglese

“Perché i testi in inglese? Bella domanda a cui molti cercherebbero complicate e contorte spiegazioni, mentre la motivazione è estremamente semplice. L’inglese è una lingua monosillabica dal suono fortemente musicale. In questo album avevamo abbandonato la storia concept, quindi necessitavamo più di suoni che di concetti. Susan Duncan Smith è stata bravissima ad interpretare la nostra esigenza, creando storie godibili e particolari. Prima i nostri album seguivano un filone logico, che legava concettualmente i brani, dove i testi cercavano di renderlo fruibile e comprensibile ad una platea il più vasta possibile. La lingua italiana era doverosa”.

Registrazioni

“Abbiamo inciso in vari momenti, iniziando con la sezione ritmica e uno strumento armonico per creare l’ossatura dei brani. In un secondo tempo siamo passati alle sovrapposizioni per dare di volta in volta spazio a tutte le idee, in modo da creare l’abito per noi più congeniale”.

Compagni di viaggio

“È stato logicamente un onore condividere ancora una volta musica ed esperienze con questi validi professionisti, ottimi umanamente, che si sono prodigati senza riserva alcuna. Con i vecchi del gruppo la sintonia è stata immediata, vista la profonda conoscenza delle caratteristiche personali. Con i ‘nuovi’ dopo qualche incertezza iniziale è nata una collaborazione insospettabile, questa è proprio la bellezza che la musica riesce a creare in chi la ama profondamente. E tutto diventa divertimento e gioia”.

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