Karmamoi in concerto a Progressivamente Free Festival 2109

  • by Claudio Lodi
  • 19 Days ago
Karmamoi

I Karmamoi, band di Roma, al Progressivamente Free Festival 2019, ore 21:15 del 29 settembre, Planet Live Club di Roma (via del Commercio 36)

Antonio De Sarno ha scambiato con loro qualche parola

E’ la vostra prima volta a Roma?

In realtà sarebbe la seconda. Abbiamo fatto uno Showcase in occasione dell’uscita del secondo album a L’Asino Che Vola. Essendo romani avevamo voglio di fare qualcosa in casa e abbiamo organizzato tutto da soli. Solo per amici e fan, direi.

Adesso invece avrete l’occasione di dividere il palco con altre band romane…

E quindi l’attenzione non sarà tutta per noi, come è giusto che sia in un’occasione del genere! E’ bella proprio per questa partecipare ad un festival; ci si sente tra amici, alla fine!

Vi fa sentire parte di una scena?

Ovviamente sì. Facciamo parte di questa bella scena romana. Con ciò non amo particolarmente classificare la nostra musica. Preferisco immaginarla libera e senza vincoli di genere. C’é buona musica e cattiva musica, esattamente come c’è del buon prog e anche del cattivo prog. Dal vivo, poi, c’è quel feeling che in studio, dove non abbiamo un pubblico, inevitabilmente viene a mancare. Come batterista, confesso, amo quei momenti di quiete, in cui non suono, che mi permettono di osservare il pubblico e godo nel momento in cui sento il silenzio e l’attenzione verso la nostra musica.

C’è una notevole differenza tra l’ultimo disco e i precedenti. Cosa vi ha spinto a modificare il vostro sound?

L’esperienza e la voglia di crescere, cercare qualcosa di nuovo, almeno per noi! Cercare qualcosa di nuovo è veramente complesso! Abbiamo scelto di lavorare con una sola cantante, Sara, a differenza del disco precedente. La sua voce aiuta a dare uniformità a tutto il lavoro. Principalmente, però, c’è il fatto che siamo andati a registrare in uno studio molto importante nel sud dell’Inghilterra.

La qualità del suono é la prima cosa che si sente, infatti!

Mark Tucker, il nostro produttore, ci ha seguiti sin dalle prime registrazioni. E’ stato molto coinvolto durante la fase di missaggio e, essendo anche musicista, è stato molto creativo. Vivendo noi a Roma, non è stato facilissimo coordinare il lavoro, ma grazie a Skype, video chiamate su WhatsApp e le e-mail, siamo riusciti a portate a termine il lavoro. Lui ha centrato il fulcro del nostro lavoro, trovando quello che noi volevamo.

Il concept dell’ultimo disco è piuttosto impegnativo…

Prende spunto dall’incendio che devastò la Glenfell Tower di Londra nel Giugno di due anni fa, Io vivevo a Londra all’epoca,  stavo scrivendo già la musica. Mi colpì moltissimo e lessi molte storie che pubblicarono sui quotidiani, in particolare la storia di questi due ragazzi, anzi fratelli, siriani che  rimasero coinvolti nel disastro. Uno dei due dovette assistere a suo fratello da terra mentre il palazzo andava in fiamme con l’altro fratello al suo interno. Il destino ha voluto che questi due fuggissero alla guerra nel loro paese per finire in una storia così tragica in una città pacifica. A tutto questo abbiamo aggiunto qualche considerazione sul fenomeno dell’immigrazione.

Il rischio nel fare i concept è sempre quello di dover fare un “passo indietro” con i lavori successivi, facendo una “semplice” raccolta di canzoni…

Infatti faremo un altro concept! Non vi sveliamo niente, però, tranne il fatto che sia tratto da un romanzo fondamentale del ventesimo secolo! La strada è lunga, però, e potrebbe cambiare tutto prima che esca!

Perché il prog vive nel ghetto da decenni?

C’è molta gente che suona e crea in giro, almeno per quello che vedo io. Molta roba bella, ma non arriva da nessuna parte, non viene in nessun modo divulgata a tutto il potenziale pubblico appassionato di musica. Si rimane tristemente incanalati in certi stereotipi, sempre gli stessi, purtroppo. Diciamo che è colpa del “sistema”. L’investimento che fanno nei Talent porta a pochi dischi venduti e concerti, o pseudo tali, con biglietti costosissimi. E’ solo marketing adesso che la cultura del disco sta scomparendo. Prendo un ragazzino di bella presenza e con una bella voce e lo sfrutto per un anno, poi lo rovino e preparo il prossimo.

Eppure oggi abbiamo molta più scelta. Non solo per quanto riguarda la musica. E c’è tanta musica da scoprire!

Infatti è divertente quando ci dicono che assomigliamo a band che non conosciamo! Gruppi di cui non conosciamo nemmeno il nome! Non si può conoscere tutto, credo, e forse è inevitabile muoversi in una certa area musicale e finire per essere etichettati. In fondo è marketing pure quello.

E’ naturale e lecito subire l’influenza di ciò che si ascolta. Sarebbe strano il contrario!

Non si può che volere bene a chi ci paragona ai Pink Floyd, dico bene? Ricordo una vecchia intervista a Jeff Porcaro in cui diceva che il suo groove in Rosanna era tratto da un groove di John Bonham filtrato dagli Steel Dan. Ha shakerato le due cose ed è venuto fuori il groove di Porcaro. E’ normale.

Come John Lennon che si ammazzava per fare Elvis o Dylan senza riuscirci, per fortuna!

Pensa che io vengo dai Pooh! A dieci anni ero un orsacchiotto, un fan sfegatato, poi ho cominciato a suonare e ho preso un’altra direzione, ma sicuramente ho preso qualcosa da loro. Una volta fan, sempre fan.

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