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La collana Lizard della Rizzoli pubblica il libro Genesis – The Lamb.

  • by Guido Bellachioma
  • 3 Months ago

Testo e foto: Antonio De Sarno

L’occasione è la presentazione a Milano del libro The Lamb (uscito il 3 settembre per la collana Lizard della Rizzoli, curata da Simone Romani) con la presenza di alcuni degli autori, ovvero lo storico dei Genesis Mino Profumo, il leggendario fotografo e giornalista Armando Gallo, l’imponente Carlo Massarini e Serge Morissette, fondatore dei canadesi The Musical Box, famosissima tribute band dei Genesis. La presentazione a Roma avverrà giovedì 26 settembre durante la seconda serata del Progressivamente Free Festival, prima dei concerti di Ellesmere e Laviàntica. Appuntamento alle ore 20:30 al Planet Live Club (via del Commercio 36, zona Ostiense), ingresso libero.

Serge, quando hai scoperto i Genesis?

Sembrerà incredibile, date le circostanze, ma mi sono innamorato del gruppo solo nel ’76, appena pubblicato A Trick of The Tail, ovvero dopo The Lamb Lies Down on Broadway! Sì, ho scoperto il disco dopo, vedendoli per la prima volta l’anno successivo quando avevo la bellezza di 16 anni!

Quindi perché il tuo coinvolgimento nella riproduzione di The Lamb con The Musical Box e tutto ciò che ne scaturì?

Perché era troppo tardi! L’unico modo per ricreare quello che mi ero perso era formare i Musical Box. Anzi, aggiungo che se avessi visto il tour di The Lamb, non avrei mai formato i Musical Box 25 anni fa! Inoltre capì che Peter non avrebbe mai rimesso mano a The Lamb, anche se la reunion di Milton Keynes aveva acceso una piccola speranza. Lui venne a vedere i Musical Box nel 2002, ma quando lo invitai a vedere The Lamb non ha mai risposto. Da questo mi è sembrato chiaro che a lui non interessasse più l’idea di The Lamb.

Phil Collins ha suonato con i Musical Box, credo in Svizzera, e dichiarò di non esserne più all’altezza dal punto di vista tecnico.

Beh, ma è Phil, sai come è fatto, e stava semplicemente esagerando. Lui ha suonato benissimo, ma dopo trent’anni non poteva essere fresco come una volta. Detto ciò, suonare quei pezzi con i Musical Box sembra essere stata la scintilla che fece ripartire la reunion di quegli anni!  Scherzando poi ho pensato al tour di Calling All Stations, in cui suonavano solo due dei membri fondatori, Tony e Mike, chiedendomi se bastasse avere Phi e Steve Hackett con noi per poterci chiamare Genesis!

In effetti, se si pensa a tutti quei gruppi storici attivi con un solo componente originale nella formazione…Il tuo coinvolgimento con The Lamb, però risale al bellissimo DVD con il slide show di The Lamb, oltre dieci anni ormai, lo rifaresti oggi?

Cambierei qualcosa, sì. Devi capire che quando ebbi tra le mani le diapositive, non avevo nessuna idea della sequenza giusta e dovetti ricostruire la sequenza partendo dalle foto dei concerti. il management, poi, ha avuto la lungimiranza di ottenere i diritti per alcune immagini da utilizzare nel dvd, cosa che non fecero all’epoca del tour. Mancavano sei diapositive, che poi ritrovai in un back up di A Trick of The Tail, e quindi aggiungerei quelle, tanto per cominciare! E poi, naturalmente, sarebbe bello realizzare il tutto ad alta risoluzione, prima o poi. Il dvd lo realizzai insieme a Tony e Mike. Loro mi fecero correggere un paio di errori. Ricorda anche che le diapositive avevano uno scopo preciso nel tour, non si pensava di mostrarle da sole. Infatti ci sono un paio di buchi e nel dvd abbiamo utilizzato immagini e filmati riprese dal vivo. Anche quella è stata una decisione di Tony e Mike, anche divertente per il sottoscritto, aggiungerei.

Quindi cosa ti ha sorpreso nel realizzare il libro insieme a Mino e gli altri?

Innanzitutto vedere le foto realizzate per la copertina dello studio Hipgnosis è stato incredibile! Credimi, abbiamo utilizzato tutto il materiale ritrovato, materiale che non sapevamo neanche esistesse! Peccato non potere vedere il materiale perduto, gli altri personaggi, le riprese esterne ecc.

Il libro è piuttosto categorico in questo senso.

Però abbiamo trovato il finale alternativo per il disco che Peter aveva scritto per la Hipgnosis! Quello è veramente una trovata storica!

E tu Mino, quando hai scoperto i Genesis?

Dicembre ’74, ascoltando Super Sonic alla radio nella mia camera, il dj preferiva Carpet Crawlers a Counting Out Time, il singolo ufficiale. Quando uscì effettivamente come singolo c’era la dicitura “un successo di Super Sonic” e ricordo comprai la musicassetta anche se non avevo ancora un impianto vero. La mia parabola si conclude stasera con la pubblicazione di questo libro e la sua presentazione in mezzo a questa gente incredibile. Chi lo avrebbe mai detto?

L’idea del libro?

L’idea è stata di Simone Romani della Rizzoli, grande fan di The Lamb, perché a suo giudizio non esisteva nulla che desse l’idea della grandiosità di quel disco e relativo tour. Cioè esisteva un libro autoprodotte, di tale Jon Kirkman, che infatti è coautore di questo. Non volevamo realizzare semplicemente l’edizione italiana di quel libro e, quindi, Simone prese tutti i contatti necessari. Il coautore aveva il contatto di Aubrey Powell, dello studio Hipgnosis, che riuscì a scovare le foto e il manoscritto di Peter. I potenti mezzi di Simone hanno fatto il resto. Come diceva prima Serge, non è cosa da poco, specie per i fan del disco.

Sembra paradossale che gli unici a denigrare il disco ormai siano gli stessi Genesis con o senza Gabriel!

Perché fu concepito quando c’era questa spaccatura all’interno del gruppo.

Quindi arriviamo a te, Armando, sei una legenda vivente nel campo della fotografia rock, ma la prima volta che vidi il tuo nome fu all’interno del disco The Lamb, dove ti sei occupato della traduzione dei testi, cosa che avevi già fatto e che avresti fatto anche in futuro con i Genesis…

Io lavoravo come corrispondente da Londra per Ciao 2001. Capisci che io non riesco a lavorare in redazione e la mia passione per la musica mi costrinse, però, a conoscere i Beatles e imparare l’inglese. Ritenevo assurdo che le case discografiche non traducessero i testi di poeti come Bob Dylan, solo per citarne uno, cosa che avrei fatto sempre. Su Ciao 2001 infatti avevo una rubrica in cui traducevo i testi. I Genesis si convinsero che ciò li avrebbe aiutati a sfondare  in Italia, ma fu tutta una serie di coincidenza a pensarci oggi. Mi accorsi, venendo in Italia proprio per seguire i Genesis, di quanto impatto avessero i miei articoli sui lettori nostrani. Non c’era internet all’epoca e mi ricordo, qualche anno dopo, parlando con Vasco Rossi che mi confidò che la prima cosa che leggeva da bambino erano i miei articoli da Londra “perché in Italia non si sapeva mai un cazzo”, da buon emiliano! I Genesis arrivarono da noi trovandosi quarti in classifica con i Van Der Graaf al primo! Quando venne il momento di pubblicare Selling England By The Pound, tradussi  i testi e l’album uscì con la copertina gatefold e la busta con le traduzioni.

E le note!

Non chiesi mai un compenso. L’ho fatto solo con amore ed è un bel messaggio anche oggi; se fai qualcosa con amore, rimane. Il management mi chiese di fare la stessa operazione per the Lamb e io risposi, perché no? Andai da Peter che si era appena trasferito in campagna con la moglie e la figlia di 10 settimane. Passai un fine settimana cercando di capire cosa volessi dire con quei testi a primo impatto difficilissimi. Le note, in realtà, altro non sono che le spiegazioni che lui dava a me. Adesso sono felice che Simone Romani ci ha tirati tutti dentro per realizzare un bellissimo libro di 300 pagine su un album. E’ una bellissima iniziativa e ci sono un sacco di altre cose da poter fare in futuro, per esempio sulla lavorazione di The Dark Side of The Moon dei Pink Floyd.

So che non hai lavorato solo con i Genesis, ma anche con Battiato…

Quando venne a Los Angeles ad esibirsi, proiettava le traduzioni di quello che cantava. Iniziativa unica quanto rara. Come sai, gli tradussi in inglese l’Animale e Voglio Vederti Danzare per Echoes of Sufi Dances. Le realizzammo nel giro di un paio d’ore. Lui si mise al piano e mi fece sentire i pezzi, tempo una settimana l’album fu consegnato alla Capitol.

Da cosa nasce, secondo te, l’amore verso i Genesis in Italia?

L’ho capito subito ascoltando The Musical Box. C’è un sacco di roba che sembra fatta proprio per piacere agli italiani, c’è la classica, l’opera, la dinamica musicale, le melodie. Quando vennero in Italia, la gente applaudivo ogni passaggio, cosa che nessuno si aspettava. Tony disse che applaudirono “nei momenti giusti”. Trovarono terreno fertile al punto da comporre Watcher of The Skies proprio a Napoli, per esempio.

Facendo un salto in avanti, ricordo la tua recensione molto positiva dopo aver ascoltato in anteprima Calling All Stations…

Si riprendeva molto lo stile più cupo di Banks, ma rimasi molto sorpreso per il modo in cui fu accolto, soprattutto in Italia. Ray Wilson non era ancora maestro del palcoscenico, si teneva tutto dentro da buon Inglese. Quando metabolizzò la cosa era già troppo tardi. Poteva funzionare, ma dopo avere fatto il flop in America è stata la fine. In America avevano scoperto i Genesis solo con Collins. Senza di lui non ci fu niente da fare. Non vennero neanche in tournée quella volta.

E pensare che nei primi anni ’90 facevano più pubblico degli U2!

Infatti mi ingaggiarono proprio in quegli anni per seguirli in tournée! Pagato anche in anticipo per una volta, con tanto di macchina all’aeroporto! Quattro serate all’Earl’s Court!

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