PROG AND FROGS 01-06-2022 @ Cascina Caremma, Vigevano

Testo e foto: Antonio De Sarno

Prima serata della edizione 2022 di Prog and Frogs, la quarta nella cornice campestre di Cascina Caremma, a due passi da Vigevano. Aprono i Fase Obo, duo composto da Flavio Ceriotti e Marco Pisi, con la presenza, in alcuni brani, del figlio di quest’ultimo Demetrio che si alterna a diversi strumenti tra cui il mitico Theramin. In bilico tra sonorità Frippiane e la world music, il gruppo ci fa sentire il materiale tratto dal loro album omonimo prima che Mox Cristadoro prenda possesso del palco per raccontarci, per una mezz’oretta, del rapporto tra la musica popolare e la guerra, partendo dai dischi degli anni sessanta contro la guerra del Vietnam e arrivare ai giorni nostri con i Muse. Tutto con l’immancabile carrellata di copertine storiche, troppe da citare in questa sede, da quella storica degli Alphataurus, passando per Bob Dylan, per arrivare ai Crass! Direi che come spettro sia abbastanza ampio! Ah, c’è anche il Baglioni di E Tu!

Sarà, quindi, la house band dei CFC a portarci verso la conclusione della serata. Il loro repertorio comprende brani molto conosciuti di Peter Gabriel e Sting, passando per gli U2 e, per riportarci a territori più prog, classici come The Knife e Firth of Fifth. L’unico brano inedito, appropriato al tema della serata, la ballata La Pace Verrà.

Eccoci al finale della serata, in abbondante ritardo. Un duo inedito composto da Fabio Cinti e Arturo Stalteri (ex Pierrot Lunaire) legato principalmente dalla collaborazione con Battiato, ci presenta in anteprima quello che sarà il nuovo progetto. A differenza dei concerti un po’ lugubri di Alice, qui si respira un po’ la verve goliardica di Franco e il concerto si snocciola tra diversi aneddoti apprezzabili che ci costringono a mettere a fuoco quella che fu l’indole sì mistica e intellettuale del nostro, ma anche leggera e divertente. Prende il microfono anche Arturo Stalteri per raccontarci la storia dietro la sua versione de L’Egitto Prima Delle Sabbie (già contenuta nel disco del 2014, In Sete Altere) che si trasforma in Meccanica ed infine in una No Time No Space indimenticabile con il ritorno di Fabio Cinti alla voce. La parte del leone, però, la fa l’interpretazione del Battito autore, con due belle canzoni scritte per Milva, Una Storia Inventata e Non Conosco Nessun Patrizio, due per Giuni Russo, la malinconica Un’Estate Al Mare ed Atmosfera e, udite udite, Oppio di Sibilla, uno dei rari passi falsi nel momento della massima fortuna commerciale di Franco. Non poteva mancare Per Elisa, interpretata dalla succitata Alice e poi due capolavori come Mesopotamia (tecnicamente scritta per Morandi, in effetti) e Come Un Cammello In Una Grondaia. Il set prosegue oltre il previsto con lo stesso Fabio al piano che si trasforma in un jukebox umano ed esegue diverse chicche tra cui Stranizza D’Amuri e Sequenze e Frequenze come “post bis”. Come se il concerto non dovesse mai finire.

Fabio, come hai conosciuto Arturo? Ho conosciuto Arturo in un festival in Sicilia e ci siamo subito trovati in sintonia. Discutevamo del fatto che spesso, quando si celebra o si ricorda Battiato, ci si dimentica dei suoi grandi compagni di viaggio e collaboratori. Giusto Pio e Manlio Sgalambro, in tempi e modi diversi, hanno avuto una influenza estetica molto forte. Mi sarebbe piaciuto sentir cantare da Franco molte delle canzoni che ha scritto con loro per le voci femminili e così ho pensato che avrei potuto farlo io. Non è certamente la stessa cosa ma, forse, potremmo trasferire un po’ dell’emozione che proviamo noi…

Quindi il disco che avete in parte presentato stasera si farà. Sarà così “rigoroso”?

L’album sarà rigoroso, soprattutto da un punto di vista della riproduzione delle parti armoniche e melodiche: non vogliamo fare né delle cover, né un omaggio, ma più precisamente uno studio. Sarà sempre un “piano e voce”, ma ci sarà spazio per qualche sovrapposizione, di pianoforte, di cori e di qualche tipo di atmosfera sonora. 

Che ricordo hai del concerto di Verona dello scorso settembre?

Il concerto all’Arena me lo ricorderò per sempre… C’era un’atmosfera molto bella e serena, tutti volevano salutare Franco senza strafare. Ho provato la stessa emozione (anche se avevo qualche responsabilità in più) al Teatro Greco di Taormina! 

Cosa apprezzi della scena italiana contemporanea e cosa ti lascia indifferente?

Ultimamente non sto seguendo molto, più che altro perché mi sto dedicando alla scrittura di un saggio e ho davvero molto da studiare… Vedo che sono in atto grandi trasformazioni e che in questo momento c’è il sopravvento dell’immagine e dell’intrattenimento. Ma è sbagliato voler considerare la musica solo una forma d’arte, perché di fatto spesso invece è solo una forma di comunicazione sociale. Quindi, per quanto mi riguarda, accolgo sempre tutto con curiosità e mi annoiano i tromboni che sono a casa ad ascoltare i dischi degli anni ‘70 criticando qualunque cosa esca adesso.