Simone Romani, Genesis, Lizard, The Lamb e Prog Italia 27

  • by Guido Bellachioma
  • 2 Months ago
Simone Romani dirige la collana Lizard, che ha pubblicato qualche mese fa il monumentale libro THE LAMB, ovviamente dedicato all'album finale dei Genesis con Peter Gabriel: THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY. Naturalmente la copertina di PROG ITALIA 27, ora in edicola, non poteva che essere dedicata a tale libro. Capiamo meglio chi è Simone, da cui, grazie alla Lizard, dobbiamo aspettarci altri libri musicali doc. 

Come nasce il tuo amore per la musica? Quali sono i tuoi gusti?

È nato prima l’uovo o la gallina ? Lo dico perché la musica è stata praticamente da sempre parte della mia vita. Con mio fratello, da bambini (siamo a metà anni sessanta), avevamo scoperto un registratore portatile a bobine, con microfono esterno: ascoltavamo il canale cinque della filodiffusione, quello della musica leggera, e registravamo le canzoni che ci piacevano. In pratica ci facevamo le prime compilation.

Ma devo dire che è stato verso i tredici anni che ho scoperto il rock, grazie a delle cugine romane, di qualche anno più grandi di noi. I Genesis li ho conosciuti tramite loro. Da quel momento è stato tutto un convertire le paghette in vinili, in Ciao 2001, Popstar, Gong.

Certamente i Genesis sono stati e sono rimasti il mio imprinting, il mio primo amore, poi non mi sono fossilizzato su un genere solo. Compravamo di tutto. Cioè, da Bruce Cockburn a Nina Hagen. Alcuni dischi li ho consumati, tipo il doppio live dei Tubes.




Cosa è la Lizard?

È un marchio editoriale, da tre anni fa parte del gruppo Mondadori, prima era stata acquisita da Rizzoli nel 2008. Io la dirigo da allora. Il marchio nasce nel 1993, fondato da Hugo Pratt (quello di Corto Maltese). Lizard per molti anni ha pubblicato quasi esclusivamente graphic novel, per poi allargare i propri orizzonti. I libri musicali sono entrati prepotentemente nei piani editoriali dalla fine del 2017, quando abbiamo pubblicato “Led Zeppelin by Led Zeppelin”, il librone ufficiale che la band si era regalata per i propri cinquant’anni. Seguito poi dai Joy Division, dal libro ufficiale di Michael Lang per celebrare cinquant’anni di Woodstock. E poi The Lamb. Ora stiamo lavorando a una nuova edizione di Dear Mr Fantasy di Carlo Massarini, un librone imperdibile anche per chi l’aveva già comprato dieci anni fa, con ben 180 pagine nuove aggiunte (quasi un altro libro insomma). Nel 2020 avremo anche un bellissimo libro su Springsteen, poi i Metallica, i Queen, spero David Bowie e molto altro ancora.




Che caratteristiche devono avere le pubblicazioni della Lizard? 

Nell’ambito musicale, le possibilità sono due: o prendere in licenza per l’Italia libri pubblicati all’estero, o produrli noi partendo da zero. Su tutto deve vincere la qualità. Non mi è ancora capitata una qualche biografia interessante, per ora stiamo puntando tutto su grandi libri fotografici, con foto possibilmente mai viste, e contributi di testo di particolare interesse. Questo lo possiamo fare liberamente se produciamo noi. Quando si acquisiscono i diritti dall’estero, il libro viene creato da un editore straniero e allora c’è poco margine, anche perché si stampa tutti insieme in coedizione, e questo pone delle limitazioni tecniche.

L’idea è che chi comprerà uno dei nostri volumi, si perda dentro allo stesso, attraverso un viaggio nel tempo e nei propri ricordi, accompagnato da firme importanti.




Quali sono le precedenti uscite prima di Genesis The Lamb?

Quelle che ti citavo prima: il Led Zeppelin li abbiamo esauriti in meno di tre settimane. Finalmente adesso li possiamo ristampare, non era così scontato. “JOY DIVISION – Autobiografia di una band” di Jon Savage (autore molto apprezzato in Italia anche per altri suoi saggi), “Woodstock” di Michael Lang, che ha un po’ sofferto perché il cinquantesimo anniversario è stato ‘cavalcato’ da molti editori con libri non ufficiali.




Come è venuta fuori l’idea di fare questo libro? Come è stato realizzato?

L’idea per The Lamb mi è venuta sfogliando un altro libro, autoprodotto da un fotografo inglese, Robert Ellis, sempre tutto dedicato a quel disco e quel tour. “The Lamb lies down on Broadway”, l’ultimo con Peter Gabriel, è un paradosso: un vero cambio di rotta per la band, soprattutto dal punto di vista narrativo, un concerto estremamente visuale, con oltre 1200 slide proiettate su tre schermi alle spalle della band, costumi e effetti speciali incredibili (ricordiamoci che siamo nel 1974, mooooolto distanti dalla tecnologia di oggi). Quei concerti non sono mai stati filmati professionalmente, non esiste altro che una ricostruzione fatta attraverso dei video 8 che, sostanzialmente è inguardabile dal punto di vista qualitativo. Altrimenti la ricostruzione che offrono i The Musical Box, molto fedele all’originale. Quello è uno dei cinque dischi che mi porterei sulla famosa isola deserta. Volevo offrire una opera che potesse catapultare il lettore indietro nel tempo, sia visivamente che narrativamente. È stato fantastico poter entrare in contatto, e diventare alla fine grande amico con miti come Armando Gallo (che era i “miei occhi” quando da adolescente leggevo i suoi reportage su Ciao 2001), o Carlo Massarini che ascoltavo sempre alla radio. O conoscere Serge Morissette, la vera mente dietro ai The Musical Box. Lui è veramente un esperto di quel tour, avendolo ricostruito slide dopo slide.




Sei soddisfatto di come è venuto? Per ora come sta andando?

Si, molto soddisfatto, anche se sempre si trova un qualcosina che si poteva sviluppare magari meglio. Il punto di forza del volume non sono solo le foto inedite, mai viste prima, che sono tantissime, ma soprattutto l’essere riuscito a entrare in contatto Aubrey Po Powell dello studio Hipgnosis, che curo l’artwork originale dell’album, ed essermi fatto dare in licenza le otto pagine scritte a mano da Peter Gabriel nel 1974, dove gli spiegava il disco canzone per canzone, per darglis punti per la crazione della copertina. Insieme a 72 scatti strepitosi proprio del making della cover.

Ecco, questi materiali non sono mai stati visti, se non di sfuggita, dai fans e collezionisti più accaniti. Per me è molto importante; io per primo mi pongo dalla parte del lettore, perché dovrei comprare quel dato libro, che cosa ci vorrei trovare dentro.




Riferendoci a The Lamb… qual è il tuo rapporto con quell’album? I tre brani che preferisci di The Lamb…

È un disco che non mi stanca mai, che conosco nota per nota. Pochi lo chiamano con il suo titolo intero, per noi appassionati è sempre stato solo “The Lamb”. Quando lo ascolto, lo ascolto tutto. “Fly on a Windshield”, “Liliwhite Lilith” e ovviamente l’opening track. “The Lamb lies down on Broadway”, se proprio vuoi dei titoli, ma cone ti dicevo quando lo ascolto, lo ascolto tutto. Proprio come quando guardi un film. Dall’inizio alla fine.




Metti in ordine gli album dei Genesis secondo il tuo gusto personale…

Però te li divido per ere: con Gabriel, “The Lamb”, poi “Foxtrot”, poi gli altri tre allo stesso livello. Mi dice poco “From Genesis to revelation”, anche se ci trovo già COSE.

Con Phil Collins alla voce, “Trick of the tail” and “Wind and Wuthering”, un pelo sopra “Seconds Out”. Poi a seguire ci sono cose belle in “Duke”, anche negli altri, ma sempre qualche canzone, non gli album interi.




Quali sono i piani futuri e se puoi darci qualche anticipazione?

Ti ho citato alcuni progetti prima. Ti dico solo che l’autunno mi porterà a lavorare sul libro che celebrerà i cinquant’anni dei Queen, fatto con Bryan May e Roger Taylor. Ho grandi aspettative: Freddie non si poteva non amare. Io ho cominciato nel 1974.
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