Van Der Graaf Generator Live @ Teatro Nazionale di Milano 9/5/2022

Testo e Foto: Antonio De Sarno

Niente da fare. Invece del triste concertone/jukebox da gruppo giunto al giro finale, il nostro power trio di ultrasettantenni supera, come sempre, ogni aspettativa e consegna alle 1.400 anime incredule del Teatro Nazionale di Milano uno spettacolo aggressivo e dinamico, imperfetto e ruvido come nessun’altro. 

Una scaletta in linea con le altre di questa tournèe a lungo rinviata, più della metà dei brani tratti dai dischi degli anni 2.000 e il resto da quelli storici, pescando a volte anche dai lavori solisti di Peter Hammill solisti (ma non a Milano). 

Quindi, apertura movimentata e nervosa con Interference Patterns, diventata ormai la sigla della formazione a tre, e subito dopo l’urlo liberatorio che introduce Nutter Alert. Non svelo niente di nuovo se scrivo che è sempre il vecchio Peter a divertirsi di più mentre noi comuni mortali possiamo solo cercare di stargli dietro. Il Peter dei VdGG è lontano anni luci da quello sobrio e concentrato dei concerti solisti. Chiude il trittico ‘seduto’ (cioè con Peter al piano) la monumentale Over the Hill, tutto un gioco di occhiate tra Peter e Guy Evans, mentre Hugh Banton rimane concentrato al suo organo e pedali, ricordandoci l’abitudine del gruppo di intrecciare temi spesso in modo inconsueto e con uno spirito di avventura che ha sempre caratterizzato le performance live del gruppo. Il brano, insieme a Every Bloody Emperor, eseguito in altre date, è, per il sottoscritto, tra le vette del nuovo corso, ed è sicuramente il brano più emozionante fino a questo momento, nonché il più lungo.

Finalmente Peter si alza in piedi con la strepitosa All That Before (chiamata Spex nella setlist…) e l’inno all’Italia dei bei tempi di Alfa Berlina (purtroppo non all’altezza della versione in studio nonostante qualche suono preregistrato) e quindi Go, entrambi dall’ultimo lavoro in studio DO NOT DISTURB. Quest’ultima rende, per fortuna, decisamente meglio dal vivo e acquista uno spessore molto interessante, anche per lo stacco con lo stile più tipico del gruppo. Sia Hugh che Peter si affidano a suoni diversi e anche Guy si concede una pausa dal solito approccio vulcanico.

Peter ci spiega che è ora di viaggiare un po’ indietro nel tempo ‘finalmente’ e intona Childlike Faith in Childhood’s End e Sleepwalkers, due brani della “seconda generazione” del gruppo, con qualche curioso inserto strumentale inedito per compensare la mancanza di David Jackson che inevitabilmente si sente nel repertorio più antico. Inutile dire che il pubblico più nostalgico era venuto proprio per questo, ma sarebbe impossibile immaginare brani come Killer o Theme One (due storici cavalli di battaglia del gruppo) eseguiti senza Jackson. Facile immaginare la delusione di chi fosse venuto aspettandosi solo classici. 

Un breve ritorno al passato prossimo con Room 1210, ancora da DO NOT DISTURB, e gran finale con Man-Erg, altro brano feticcio da Pawn Hearts, il disco che li ha consacrati soprattutto in Italia. Lo stesso Hammill, dopo essere tornato dietro le quinte per pochi secondi, ammette che sarebbe stato ‘impensabile’ non eseguire il bis di Refugees e, così, dopo una impeccabile performance, pone la parola fine a questa tournèe italiana, lasciandoci tutti con la sensazione che sia stato tutt’altro che un addio. Per dirla con Dylan Thomas, poeta gallese molto apprezzato da Peter, “Non andartene, docile, in quella notte buona/Infuria, infuria contro il morire della luce”.